Scuba: Dj Kicks

Dj Kicks cede il testimone all’inglese di stanza a Berlino Paul Rose aka Scuba, che confeziona una compila impossibile da classificare ma ricca di spunti e buon materiale

Scuba

Dj Kicks

Cd, Digital – !K7

dub, minimal, dubstep, techno

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Scuba- Dj KicksE’ Paul Rose colui che si cela dietro il brand Scuba, a normal weird english, per fare una battuta. Cresciuto nella scena dubstep londinese, è stato anche un dj delle radio pirata e si è formato nel cuore junglista e multietnico della capitale dell’Inghilterra.

Anche se il fenomeno dubstep è posteriore a jungle e drum’n’bass, alla fine degli anni ’90 e nei primi anni del millennio c’è stato un interessante movimento underground, che affonda le proprie origini nel 2 step e nel grime. Tale movimento ruotava attorno ad artisti come Steve Gurley e Oris Jay, al club Forward, a labels come Bingo, Tempa ecc, e radio pirata come Rinse FM.

Paul ha all’attivo due album, diversi singoli e remix vari e in più è stato il fondatore dell’etichetta Hotflush, vera fucina di talenti della galassia dubstep come Joy Distance, Orbison, Pangea solo per elencarne alcuni.

Prima di recensire la Dj Kicks è fondamentale dire che Scuba artisticamente oscilla tra UK Bass, techno e dub, tra Londra e Berlino, infiammando i parties al Berghain nella capitale tedesca. Non solo, ma il suo talento gli permette di ridefinire in continuazione i porosi confini del genere in un continuo mescolare la profondità techno, il future dub e la malleabilità dei sub bass dubstep.

Eccoci a noi, a dover scandagliare ben 32 tracce in un totale di 75 minuti totali di questo capitolo molto interessante, forse il più interessante, tra le recenti Dj Kicks.

Nella compilation c’è veramente molto, tra cui i ritorni di fiamma electro amalgamati con materiale sperimentale di Jon Convex con Streetwalk e Boddika con Acid Battery. Poi c’è Sex Workers che propone una versione fantasmagorica e straniante di RythmOf The Night, che farebbe sbiancare anche la povera Corona.

Poi troviamo territori più propriamente dark, ad esempio Surgeon con The Power Of Doubt, oppure con il cantilenante remix di Inclyde di Lost Highway di Badawi. Interessante il poco conosciuto Until Silence con la traccia 6 The Affair, dove una costante pulsazione techno si fonde con ritmiche non proprio in quattro.

L’ampiezza della proposta comprende anche abiti disco come Don’t Walk Away From My Love di Mr. Beatnik, tech step delle origini con Breakup di Braille e le influenze ambient di dBridge in For Tonight.

C’è posto anche per le oscillazioni folli di bleep’n’bass acido di Roska in Leapfrog,  accanto all’house dei primi ’90 di Recloose con Tecumseh, e non lascia dubbi nemmeno sul pezzo firmato Scuba, ovvero la deep house molto sintetica di M.A.R.S.

La firma di Paul nelle Dj Kicks può essere vista come un riconoscimento per avere portato linfa inglese nell’universo teuto-berlinese ed euforia nelle sue dinamiche serate.

Quello che invece emerge è l’idea di fondo, ovvero che Scuba predilige l’universo techno rispetto a quello house, dove la precisione, il rigore e la spigolosità creano un suono contaminato, ma comunque ruvido, amalgamato ma mai troppo smussato.

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Damiano Colaci
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