ATB: Distant Earth

Ottava fatica in studio per il veterano Tanneberger, che con cura maniacale per i dettagli definisce un’altra tappa fondamentale del proprio percorso personale

ATB

Distant Earth

(Cd, Kontor Records)

trance, progressive, chill-dream

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ATB- Distant EarthAlcuni artisti rimangono legati all’immaginario dei fan per una particolare scintilla, scoccata in tempi passati, ma mai invecchiata, se non bene come il buon vino, ed uno di questi è proprio il tedesco Andrè Tanneberger, colui che si cela dietro il progetto ATB.

Andrè è stato una figura centrale durante la rivoluzione di fine anni ’90, che ha condotto la trance nella galassia mainstream. Dopo gli inizi con il progetto Sequential One, egli intraprende la carriera solista come ATB e lancia hit come 9 PM Till I Come e Don’t Stop, che raggiungono posizioni importanti nelle charts europee.

Acclamato e abilissimo Dj, oltre che produttore di larghe vedute, a differenza di altri artisti, egli ha saputo, da buon artigiano del suono, affinarlo con precisione e passione, fino a definire nel tempo il suo segno distintivo, rappresentato da uno stile di trance con una particolare vena melodica, dove si alternano vocals sulfurei e brani dalla strepitosa bellezza strumentale.

E Distant Earth è solo l’ultimo, ennesimo, punto di partenza, non di arrivo. Rappresenta l’ottavo album in studio composto da due cd: il primo di buona trance e progressive pensato per dimenticare i problemi e scatenarsi in pista, mentre il secondo è un lavoro che è indirizzato ad un ascolto intimo, personale e riflessivo, con contaminazioni chill out e dream.

La filosofia che muove il concept del lavoro è: Music for different moods, già messa in atto nell’album Two Worlds, mentre ci sarebbe anche un terzo cd, una deluxe edition, con diversi brani dell’album remixati in chiave club.

Distant Earth è il successore naturale dei due precedenti album, Trilogy e Future Memories, dove si mescolano attitudini pop, radici romantiche e autentico spirito euro-trance.

In apertura c’è Twisted Love, con Cristina Soto, già partner degli statunitensi Tritonal, che è un’onesto inizio con un buon sostegno ritmico ai vocals.

La carica vera inizia con All I Need Is You, dove la voce è maschile, per la precisione quella di Sean Ryan, che diffonde la tensione necessaria al beat dinamico della traccia.

I picchi positivi sono raggiunti da Move On, pure ATB style, con vellutate note di piano, ottime liriche, synth vibranti e ritmi ai quali è difficile resistere.

Tra le vette è d’obbligo citare Chapter One, perla strumentale e autentica lettera d’amore alla trance, con cui Andrè ha una storia da circa venti anni (più che con la moglie Anna). Un brano dove la prospettiva cambia in continuazione, sempre con un cambio improvviso dietro l’angolo.

Altro rubino è Apollo Road, in featuring con un artista di spessore come Dash Berlin, dove convivono ritmi ipnotici e istantanee classiche, ritorni di synth ed eruzioni di beat.

Merita anche Where You Are, sposata alla cool voice di Kate Louie Smith, che imprime un tono onirico al brano.

Deludono, invece, Gold, che suona troppo pop e che nell’insieme non convince, mentre If It’s Love non è da scartare, ma non è molto più di una discreta pop song.

Il cd due, a dispetto delle critiche mosse dalla colonna portante di fan della trance, racchiude un’ampiezza e orizzonti musicali verso cui pochi si sono spinti.

Il suddetto cd inizia con una collaborazione con il n.1 DjMag 2010 Armin Van Buuren, la traccia ambient Vice Versa, che probabilmente è l’interruttore che accende l’ingresso al relaxing world.

Segue Magnetic Girl, dai toni molto chill, con note di piano che fluttuano in una dimensione sospesa nel vuoto..

Splendida è anche Moments In Peace, felice ritratto non solo lounge, ma con influenze fusion e world music, infatti molta dell’ispirazione di Tanneberger proviene dai viaggi per il mondo.

Citazione d’obbligo anche per la title-track Distant Earth, che è una dimensione atemporale dove perdersi, realmente una terra lontana da quella che abitualmente abitiamo, in cui gocce di piano scendono dolcemente nell’udito dell’ascoltatore.

Il giudizio finale è: promosso a pieni voti. A parte qualche brano che non convince appieno, la qualità globale del lavoro, la precisione maniacale nella cura del dettaglio, l’ampiezza e la varietà della proposta lo rende un album dalla maturità notevole e dalle potenzialità enormi.

Questo, ovviamente per chi già conosce ATB non è nulla di nuovo, ma è importante il fatto che pur non eguagliando sé stesso, impresa tra l’altro sempre più difficile (sarebbe calcisticamente paragonabile al Barcellona di Guardiola, che ogni anno alza il proprio livello qualitativo in modo esponenziale), riesce a sperimentare all’interno di un formato commerciale, trascendendo i concetti di trance, house e pop, con una proposta sempre fresca, innovativa ed originale.

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Damiano Colaci
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