Il Teatro degli Orrori: A Sangue Freddo

Seconda prova discografica insolente, sfrontata, tagliente, incazzata, a tratti anche ammorbidita. Guarda il video di A Sangue Freddo

Il Teatro degli Orrori

A Sangue Freddo

(Cd, La Tempesta)

alternative rock

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teatro_orrori_sangueDopo l’ottimo debutto dell’album Dell’Impero Delle Tenebre, eccoci al secondo atto di questa esibizione musicale diretta dal quartetto composto da alcuni membri rapiti dagli One Dimensional Man e dai Super Elastic Plastic Bubbles.

Il rock alternativo del Teatro degli Orrori si fonda su un sound molto veemente, accattivante, arricchito da melodie assolutamente non ordinarie e riciclate, ma ripiene di una rara personalità soprattutto nel genuino songwriting italico. I dodici episodi partono dall’inattesa Io Ti Aspetto, eterea quanto la conclusiva Die Zeit a fondo disco, dove prepondera l’assenza delle chitarre (tranne che nel solo dissonante finale) intensificando la melodrammaticità di queste canzoni.

I bassi pulsanti, le graffianti atmosfere generate dalle chitarre distorte e i vocioni urlanti rendono le canzoni nel mezzo trascinanti e irruenti, lasciate in balia di un rock-a-colpi-di-scena. Piacerà da matti la title track A Sangue Freddo, con quei sussulti riffettosi che accompagnano il ricordo del poeta Ken Saro Wiwa, ammazzato per il suo attivismo politico contro le multinazionali petrolifere in Nigeria.

Direzioni Diverse è musicata con una poetica emozionante sul rapporto conclusivo di una relazione di cui rammaricarsi (“sarebbe stato bello invecchiare insieme”), ma il disco non parla solo di conflitti affettivi, ma anche del rapporto con il prossimo in Il Terzo Mondo e con la religione del Padre Nostro. Eccellente la cover di Carmelo Bene in Majakovskij (“All’Amato Me Stesso”) che getta maggiore lustro sulla serietà del prodotto sfornato.

Il disco va a concludersi con due brani lievemente più orecchiabili, ma sempre alla loro maniera, con E’ Colpa Mia e La Vita è Breve in cui Pierpaolo Capovilla canta con slancio passionale portandoci infine a Die Zeit, per ricongiungersi alla traccia iniziale. Diverse sono le collaborazioni musicali in questo disco, colmo anche di citazioni, senza contare la fortuna di avere in gruppo uno dei migliori produttori nostrani, Giulio Favero.

Un album di conferma che non deluderà i fans, con assordanti schitarrate e comparto ritmico indiavolato che offrono qualcosa di diverso dalla canzonetta di seconda mano, stupendoci di come possano essere certe parole lapidarie seppur cantate in maniera così scanzonata e irriverente.

Sito web: http://www.ilteatrodegliorrori.com

Nel luglio del 2008 avevamo intervistato Il Teatro degli Orrori. Ecco il video.

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Luca Paisiello
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