Il Corpo Docenti: recensione di Un Posto Sicuro

Con il nuovo album Un Posto Sicuro, il trio milanese Il Corpo Docenti continua a preservare una scrittura dal forte impatto emotivo, mitigando l'impeto degli esordi ma conservando quell'imprinting corposo e melodico dell'alternative rock tricolore dei Duemila.

Il Corpo Docenti

Un Posto Sicuro

(Believe Music)

emo-rock, emo-power, new wave

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il corpo docenti recensione Un posto sicuro smallA distanza di quattro anni dall’EP d’esordio Scivoli e dopo aver pubblicato il primo full-lenght Povere Bestie, il trio milanese Il Corpo Docenti manda alle stampe il suo secondo album intitolato Un Posto Sicuro, edito per Believe Music e prodotto ancora da Davide Autelitano dei Ministri.

In questo nuovo capitolo discografico, anticipato dall’uscita dei singoli Sottotitoli, Entrambi e Il Migliore Argomento (brani che hanno raccolto il consenso nelle playlist delle più importanti piattaforme streaming), la giovane band meneghina (composta da Lorenzo Manenti, Federico Carpita e Luca Sernesi) raduna tutte le sfumature emozionali accumulate e maturate durante questi due anni di restrizioni a causa della pandemia, ripercorrendo quel sentimento tematico (dal taglio autoreferenziale) già intrapreso nei precedenti lavori e amplificato da quel senso di impotenza misto a sfiducia che ha rimesso tutto in discussione, ricercando un modo per estraniarsi dalle minacce del mondo esterno, nella speranza (utopica) di allontanare la condizione attuale di diffidenza verso il prossimo e riprendere un cammino interrotto due anni fa.

Sotto l’aspetto strumentale, Il Corpo Docenti continua a preservare una scrittura dal forte impatto emotivo, dal sapore agrodolce (peccando di prevedibilità), mitigando certa impetuosità con un approccio decisamente più meditato, pur conservando quell’imprinting corposo e melodico che riconduce al calligrafismo dell’alternative rock tricolore dei Duemila, vedi Ministri, Zen Circus, Fast Animals and Slow Kids e Cara Calma.

Le nove tracce di Un Posto Sicuro, cantate in italiano e permeate da un sound emo-power diretto e intrigante, oltre a estemporanee reminescenze new wave (Entrambi, Fantasmi), ci raccontano le alterazioni emozionali e cognitive che contraddistinguono la società contemporanea; uno scenario alienante che ci vede intrappolati nella cornice dell’emergenza quotidiana, incapaci di ascoltare e sempre più dipendenti dai sottotitoli per tradurre la desolazione di un linguaggio comunicativo low cost, impersonale e omologato.

 

Quello de Il Corpo Docenti è uno sguardo disilluso sulla progressiva involuzione del concetto di identità, dove ogni attività sociale sembra aver smarrito (ormai da tempo) qualsiasi tipo di certezza e ogni forma di prospettiva e profondità: abbiamo appurato come le logiche umanistiche siano state sconvolte e capovolte in nome dei moderni feticci virtuali, all’interno di un’attualità piena di incognite che, tra false aspettative e soliti refrain esistenziali, profuma sempre meno di futuro.

L’unico obiettivo perseguibile, dunque, sembra essere quello di rintracciare una sorta di stimolo, di motivazione, anche soltanto una flebile luce che permetta di superare l’inerzia dei nostri demoni, dei nostri buchi neri, trovando rifugio in qualcosa o qualcuno che rappresenti un posto sicuro (magari una tenda da campeggio come raffigurato nell’artwork), un equilibrio da proteggere, accettando anche il compromesso del doversi perdere per ritrovarsi (metafora del deserto), pur di tornare a guardare lontano e smettere di chiudere gli occhi.

Soluzione, quest’ultima, apparentemente contraddittoria, che mette in evidenza un altro modo per isolarsi dal resto della comunità che ci circonda, sottolineando la solitudine di chi non riesce più a integrarsi con il suo ambiente, con le relazioni interpersonali, insieme a quell’istinto di fuggire dal peso di certe scelte.

Con Un Posto Sicuro, Lorenzo Manenti, Federico Carpita e Luca Sernesi s’interrogano sulla propria pelle e sul rapporto con la collettività: da un lato con l’ansia di non riuscire più ad apprezzare il valore delle piccole cose, dei gesti semplici, dall’altro accarezzando l’idea di raggiungere un’insenatura raccolta tra le rocce di una scogliera accogliente. Tornare a sentirsi parte di qualcosa che non sia questa insanabile malinconia e mitigare la stanchezza di fingere che vada tutto bene. Alla fine, questo è ciò che conta.

facebook.com/ilcorpodocenti

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Andrea Musumeci
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