Flyying Colours: recensione di You Never Know

Se vi piace mandare la vostra testa tra le nuvole... You Never Know - il nuovo disco dei Flyying Colour - è quello che fa per voi.

Flyying Colours

You Never Know

(Club AC30/Poison City Records)

shoegaze, dreamgaze

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Dopo la raccolta di EP dello scorso anno, tornano gli australiani Flyying Colours con lo scoppiettante You Never Know. La band di Melbourne si fa alfiere del revival delle sonorità shoegaze e dreamgaze che sono rimaste nel cuore a tantissimi (me compreso!), revival che non dà cenni di cedimento (vivaddio!).

You Never Know è il loro terzo full lenght ed è stato composto / creato nel bel mezzo della pandemia, periodo in cui un tour in lungo e in largo per il mondo avrebbe dovuto consacrare definitivamente i nostri e invece… Punto e a capo.

Quest’album è stato registrato in un periodo di due settimane nell’estate del 2021 con l’intento di catturare un momento, ma soprattutto la sensazione del breve passare delle nostre vite, troppo spesso guardate scorrere come se ci trovassimo dietro il finestrino di un treno in corsa.

Il primo singolo estratto è Goodbye to Music, posizionato stranamente come ottava traccia dell’album. Il chitarrista/cantante Brodie J Brummer ha dichiarato che riguarda la perdita dell’udito, che ha avuto paura essersi danneggiato durante i tour, con le cuffie in fase di missaggio e con le tantissime ore passate in sala prove. Una perfetta metafora di come sia necessario imparare a gestire il senso di colpa, fare pace con quello che ormai è stato fatto e su come non bisogna mai dimenticarsi di prendersi cura di se stessi.

Subito dopo, nona traccia su dieci, seppura personalmente preferisca i Flyying Colours quando schiacciano a fondo feedback e delay, trovo che Modern Dreams sia esemplificativa delle enormi capacità melodiche della band, capace di destreggiarsi in scioltezza tra malinconia ed arrangiamenti di synth-che-sembrano-archi.

La conclusiva Never Forget ribolle di raffinatissimo pop e conferma che per la loro terza fatica stavolta i Flyying Colours hanno guardato più agli Slowdive (e un pochino ai Lush, e un po’ di più agli Adorable) che ai Ride e ai My Bloody Valentine. Attenzione però, gli australiani non sono una band meramente derivativa, hanno molta farina del loro sacco e molte frecce al loro arco, da scoccare dritte al cuore dell’ascoltatore che vorrà dargli fiducia (cfr Do You Feel the Same).

Se vi piace mandare la vostra testa tra le nuvole… il nuovo disco dei Flyying Colours è quello che fa per voi, un turbinio di chitarre ronzanti, basso/batteria assassini, suadenti intrecci di voce femminile/maschile e melodie squisitamente catchy.

 

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Massimo Garofalo
Massimo Garofalo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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