Emilio Stella: recensione di Salva

In questo nuovo capitolo discografico, il cantautore romano Emilio Stella ci racconta le profondità del suo mare, con rabbia, intimismo e speranza.

Emilio Stella

Salva

(Aloha Dischi)

canzone d’autore, reggae, folk acustico, gipsy folk, rap

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Lucio Dalla, già nel lontano 1973, spiegò il suo legame con il mare: “Uno degli argomenti che mi condiziona maggiormente è il mare. Io amo il mare in maniera incredibile, tant’è vero che le mie canzoni sono quasi tutte canzoni di mare, o canzoni di porto o canzoni che parlano di quell’ambiente. Appena posso raccontare, racconto di mare”.

Da sempre, il mare – con le sue profondità a simboleggiare l’abisso dei tormenti della coscienza – rappresenta una delle maggiori fonti d’ispirazione per ogni forma d’arte. Storie di mondi sommersi che diversi cantautori del passato, e del presente, hanno preso in prestito per dare voce alle proprie esigenze narrative.

Così, a distanza di quattro anni dal precedente disco Suonato – ampliando pian piano il proprio background dialettico verso una scrittura sempre più matura e personale – il quarantenne cantautore romano Emilio Stella manda alle stampe il suo nuovo lavoro in studio intitolato Salva, edito per Aloha Dischi e anticipato dall’uscita dell’omonimo singolo.

Salva è un viaggio nella metafora del mare, in quel mare che, per Gustav Jung, contiene e suscita tutti i sogni dell’anima: come un mare di musica, parole ed emozioni. Un mare che è simbologia del tempo che scorre, anche quando sembra fermo; una forza della natura che storicamente – con la lucidità dei suoi riflessi, l’incantesimo dei suoi profumi e le onde di risacca della memoria – funge da raccordo umorale tra popoli e linguaggi, rievocando quel malinconico e poetico ventaglio di sensazioni che galleggia nel fluido e onirico parallelismo tra le sconosciute profondità del mare e gli abissi emozionali del proprio mondo interiore.

Un mare che, nonostante le correnti contrarie di una contemporaneità ancora aggrappata alle zattere dell’abitudine e al salvagente del conformismo, continua a scorrere negli animi degli esseri umani (o almeno è questo l’augurio), quando con il moto armonico della calma quando sfidando le onde agitate della tempesta. Con spirito critico e rabbia (“a muso duro”, come cantava Pierangelo Bertoli) nei confronti di una società sempre più iperconnessa, superficiale e sottomessa alle logiche del consumismo, Emilio Stella – in veste di poeta urbano – si prefigge l’esigenza di fare un passo indietro per ridare importanza alle cosiddette Cose Piccolissime, rivalutando i nostri rapporti interpersonali e quei comportamenti semplici che circondano le nostre esistenze e che, troppo spesso, ignoriamo.

 

Le undici tracce di Salva – alternando tinte folk mediterranee e contaminazioni etniche – sfociano e confluiscono in un bacino strumentale fusion, mettendo in connessione sia l’esperienza radicale che riconduce all’importanza del passato sia quell’istinto viscerale che, invece, spinge lo sguardo altrove, aprendosi ai cambiamenti, all’ignoto delle distese marine, aggrappandosi alla speranza come edera alla ringhiera.

Una pluralità di forme stilistiche – alcune figlie del nostro tempo, vedi il rap – si incanala all’interno di un’ampiezza compositiva in cui si mescolano folk cantautorale di sponda Rino Gaetano e Ivano Fossati, sferzate reggae, tzigatanate frenetiche, ballate intime e atmosfere latineggianti, a cui si aggiungono collaborazioni eccellenti come quella di Simone Cristicchi nella title-track, Bestierare – formazione storica della scena rap capitolina- nel brano Consumatore e Frances Alina ne Il Pianeta Degli Amanti.

In questo nuovo capitolo discografico, Emilio Stella – con perizia melodica e forte di una rinnovata consapevolezza – si concentra con moderato ottimismo su quella sottile linea d’intersezione dove si incontrano le speranze del giorno e i tormenti della notte, là dove nasce e muore il sole, là dove l’acqua del mare si confonde con le lacrime e il sudore, focalizzandosi, dunque, su tutto ciò che è ancora possibile preservare e mettere in salvo, ripartendo dalla bellezza dell’arte e dall’immagine raffigurata in copertina: da quella piantina che inverosimilmente, come una carezza, germoglia da un pugno di sabbia.

facebook/emiliostella

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