Editors, ritorno in sala prove: con Surface, Echo & Sound rinascono le chitarre

Recensione di Surface, Echo & Sound, ottavo album degli Editors: dopo EBM la band torna in sala prove e ritrova chitarre, mandolino e calore melodico.

Editors

Surface, Echo & Sound

(Play It Again Sam)

alternative rock, indie rock, post-punk


Dopo aver spinto la passione per l’elettronica fino alle estreme conseguenze, gli Editors hanno deciso di tornare a guardarsi negli occhi. Surface, Echo & Sound nasce da una scelta quasi controcorrente per una band che da tre dischi a questa parte lavorava soprattutto in studio: chiudersi in sala prove, suonare insieme uno di fronte all’altro come ai tempi degli esordi a Stafford, provare arrangiamenti diversi e lasciare che le canzoni cambiassero forma strada facendo.

Il contesto spiega molto. EBM, uscito nel 2022 con il contributo di Benjamin John Power, meglio noto come Blanck Mass, aveva trascinato il gruppo dentro un suono massiccio e industriale che aveva finito per spiazzare parte dei fan della prima ora. Chiusa quella parentesi, Tom Smith si è presentato alle nuove sessioni con una manciata di bozze nate sulla chitarra acustica, nello stesso spirito asciutto del suo recente album solista There Is Nothing in the Dark That Isn’t There in the Light. Il materiale ha preso corpo nell’estate del 2025 in un’anonima zona industriale del Gloucestershire, a pochi chilometri da casa del cantante, un luogo che lui stesso ha descritto come l’esatto opposto del Berghain. A registrare e produrre il disco è stato il chitarrista Justin Lockey.

L’apertura affidata al brano che dà il titolo all’album è la prima sorpresa: un pezzo breve, diretto, ruvido, guidato dalla chitarra acustica e con un inatteso retrogusto blues. Subito dopo arriva Call It In, primo singolo diffuso ad aprile, che rimette in moto la macchina con un ritmo trascinante in cui batteria, chitarre, tastiere e basso si incastrano alla perfezione, all’insegna di un pop rock luminoso ed efficace. The Rush è forse la sintesi migliore del nuovo corso. Smith suona il mandolino, che apre il brano fra tappeti elettronici sospesi prima che la batteria prenda il comando; Lockey ha spiegato che lo strumento non serve a dare un tocco folk, ma a portare un elemento caldo capace di emergere da qualsiasi impasto sonoro, tanto che molte delle ritmiche del disco nascono proprio dal mandolino e dall’acustica. Il risultato riporta agli Editors melodici di The Back Room e An End Has a Start, con un’eco degli arpeggi alla Johnny Marr e un ritornello dal respiro cinematografico. Il testo immagina una conversazione al bancone fra due persone che bevono e ragionano sugli alti e bassi della vita, trovando nella compagnia dell’altro un riparo temporaneo, tema ricorrente nella scrittura di Smith.

Il disco però non si limita a guardare indietro. Rescue mette in mostra tutta la forza delle chitarre, con un suono muscoloso in cui la voce baritonale di Smith si muove con naturalezza sorprendente, mentre Much Love imbocca una strada quasi gotica, con un basso martellante e chitarre dal sapore anni Novanta, potente e al tempo stesso inaspettatamente sensuale. Seriously, ultimo singolo prima dell’uscita, pesca invece nella new wave e nell’indie rock degli anni Ottanta, fra chitarre squillanti ed energia immediata, e parla della ricerca di una via d’uscita quando la vita si fa più buia. Smith ha raccontato di aver capito, guardando i tatuaggi dei fan con frasi delle sue canzoni, che quei versi parlano molto più spesso di amore, calore e speranza che di oscurità.

Accanto ai brani più tirati, gli Editors dimostrano di non aver perso la mano con le atmosfere rarefatte. Shadow è una ballata malinconica, ma il vertice emotivo arriva con Butterfly Wings, un momento sospeso di rara bellezza, mentre la conclusiva The Hills We Died Upon, di nuovo costruita attorno alla chitarra acustica, chiude l’album in un clima intimo e spoglio, molto vicino al percorso solista del cantante. Le due tracce che aprono e chiudono la scaletta funzionano così da cornice, e ancorano il nuovo suono della band a strumenti veri e suonati.

Surface, Echo & Sound non è un’operazione nostalgica né un semplice ritorno al punto di partenza: l’elettronica non sparisce, si ritira sullo sfondo, e le chitarre riprendono il posto che molti fan reclamavano da anni. Quello che emerge è un gruppo ritrovato, più unito e più caldo, capace di mettere insieme l’energia degli esordi e la maturità acquisita in vent’anni di carriera. Un disco equilibrato e convincente, con almeno un paio di momenti capaci di lasciare il segno, che gli Editors porteranno dal vivo nel tour europeo del 2027, con l’unica data italiana annunciata il 3 febbraio all’Alcatraz di Milano.

Editors – Surface, Echo & Sound in CD

Editors – Surface, Echo & Sound in LP

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Massimo Garofalo
Massimo Garofalo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta).

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