Duocane: recensione di rAmen

Il nuovo disco dei Duocane, rAmen, al primo ascolto viene voglia di gettarlo dalla finestra, ma poi... mano a mano... non riesce più a farne a meno.

Duocane:

rAmen

noise, hardcore-punk

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Il nuovo disco dei Duocane, rAmen, uscito a distanza di giusto due anni dal precedente Tempisti In Azione Nella Notte, ha questa fantastica particolarità. Al primo ascolto viene voglia di buttarlo dalla finestra, al secondo ci si pensa prima di andare a fare un gesto del genere, al terzo lo si ascolta con interesse non disincantato, mentre al quarto e al quinto viene voglia di chiedere al duo di scrivere ulteriore musica perché non se ne può fare più a meno.

Questo, sostanzialmente, è rAmen, un lavoro ostico, di difficile collocazione, che paga dazio al sano noise e all’ottimo industrial di stampo newyorkese.

Non ci sono concessioni alle canzoni semplici e di facile impatto, ma l’aspetto positivo che si può cogliere all’interno dell’album sta nel fatto che il lavoro cresce con il passare del tempo.

Ci sono, comunque, anche delle variazioni sul tema che si materializzano quando i due ragazzi pugliesi, al secolo Stefano Capozzo e Giovanni Sollazzo, decidono di rallentare i ritmi.

Brani come Costantino e Acinino rappresentano delle vere e proprie mosche bianche che danno la possibilità a chi li ascolta di apprezzare un lato più tranquillo del duo che ci riporta indietro con il pensiero ai primi Marlene Kuntz.

Per il resto da Poi Si Pensa a Bloodstains, passando per la titletrack e per D.O.C. ci troviamo dinnanzi a una formazione che non fa prigionieri e picchia come se non ci fosse un domani o un futuro.

Non è roba facile da gestire, ma se si entra in confidenza con questo materiale difficilmente se ne potrà fare a meno.

 

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Francesco Brunale
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