Die! Die! Die!: Promises Promises

Velocità, frenesia, chiasso. Un urlo votato al genere punk e dintorni. Questo è Promises Promises

Die! Die! Die!

Promises Promises

S.a.f. Records

punk, alternative

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Punk, punk e ancora punk. Potrebbero essere queste le parole riassuntive di Promises Promises dei Die Die Die che, come si nota già dal titolo dell’album e dal  nome della band, hanno una passione quasi ossessiva per le ripetizioni.

Frenesia, potenza e velocità sono inequivocabilmente la chiave di lettura di Promises Promises. La corsa, anzi la rincorsa, quasi la fuga senza tregua sono il mezzo che snoda l’album nelle sue tredici canzoni.

Neozelandesi, anche se potrebbero arrivare direttamente dalla uggiosa Gran Bretagna a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, i Die Die Die sono Andrew Wilson alla chitarra e alla voce, Lachlan Anderson al basso e Michael Prain alla batteria. Al loro secondo album, uscito nel 2007 ma arrivato in Europa solo nel 2008, ripercorrono le orme dei gruppi punk e post punk europei sulla scia di gruppi storici come i Joy Division.

Promises Promises si fa strada con canzoni tese, ansiose, tra cui sono degne di nota l’ossessiva e martellante Death To The Last Romantic, la sillabata A.T.T.I.T.U.D., dove uno spelling ripetuto e quasi incomprensibile si mescola a strofe più armoniose, Throw a Fit dai ritmi sostenutissimi e una batteria violenta, e la buona conclusione di Blue Skies, più docile ma sempre indemoniata.
Seppur in generale l’album sia abbastanza buono, si senta la voglia di urlare, di fare rumore, di spaccare tipica del punk, i Die! Die! Die! non arrivano mai a picchi di originalità non riuscendo così ad elevarsi se non per il fatto di seguire una corrente musicale di cui oggi ci sono soltanto alcune scie.

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Valentina Generali

mamma giornalista e rock and roll

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