Chiron: recensione di A Dark Beauty

A Dark Beauty è il nuovo album dei Chiron. La band australiana torna con un'audace evoluzione del proprio sound, dalle origini darkwave tinte di gothic rock alla proiezione verso territori progressive metal e metal moderno.

Chiron

A Dark Beauty

(Dark Vinyl Records)

darkwave, post-punk, progressive


Era il 2022 quando su queste pagine mi trovavo a scrivere di The Sun Goes Down, un disco per certi versi d’avanguardia, dominato da un suono enigmatico, tenebroso e tinto addirittura di jazz che mi aveva particolarmente colpita tanto da attendere con trepidazione un seguito.

E finalmente, dopo quattro anni di attesa, gli australiani Chiron tornano sulle scene con un album magnifico dal titolo A Dark Beauty, appena uscito su Dark Vinyl Records, una delle label più illuminate della scena.

La band, fondata nel 1997 da Michael Aliani, ex cantante dei seminali IKON (voce, liriche ed electronics), vanta al suo interno musicisti di straordinario talento, parlo di Dino Molinaro (IKON), basso e violoncello e Ivan Bullock (Minorarc), chitarra elettrica/electronics, insieme contano quasi un secolo di esperienza in ambito dark ed elettronica, con i propri progetti individuali hanno fatto il giro del mondo per poi tornare nella loro città natale, Melbourne, dove il nuovo lavoro ha preso forma e visto la luce.

A Dark Beauty segna visibilmente un cambio di rotta, un’audace nonché affascinante evoluzione del sound che, discostandosi dai territori fumosi e quasi impalpabili del passato, abbraccia le ambientazioni tipiche del progressive metal e metal moderno mantenendo però intatta la matrice darkwave/post-punk/elettronica di cui sono veri maestri.

Un full-lenght profondamente personale e di ampio respiro, una sorta di mosaico florido di atmosfere cupe e dense dominate da linee di basso incalzanti, tessiture sonore di stampo cinematografico, chitarre accordate su tonalità basse, ritmi pulsanti e voci straordinariamente intime e suggestive, all’interno del quale appaiono collaborazioni e featuring di grande livello; Ernie Oppenheimer (batteria, electronics, backing vocals), Kriistal Ann dei Paradox Obscure (Flesh and Blood) e Yvette Winkler dei Vaselyne (Oblivion).

“A Dark Beauty parla di come trovare la bellezza nelle sfumature più oscure dell’esperienza umana”, racconta la band, “c’è una strana luminosità che può scaturire dal dolore, dal desiderio e dall’incertezza. Volevamo catturare quel contrasto: qualcosa di crudo ma radioso”.

L’opera trae ispirazione dal romanticismo gotico, dall’isolamento urbano, dalle sfide del mondo moderno e dal fascino della malinconia, gli estimatori della darkwave classica, del post-punk, del gothic rock e dell’alt-rock si troveranno a respirare un’aria familiare ma l’integrazione di sonorità metal unite ad una spiccata sensibilità melodica conquisteranno senza dubbio i palati più differenti.

A dispetto di tante produzioni attuali che tendono a limitare il minutaggio forse per concentrare tutta l’energia in un lasso di tempo ristretto, i Chiron non si risparmiano regalando nove tracce originali, una più bella dell’altra e addirittura 4 remix di finissima fattura, gli ultra pompati The Hunted (Sirus remix) e Flesh and Blood (Paradox Obscure remix) features vocals di Kriistal Ann, capaci di far ballare anche una salma, l’impetuoso Imbibe remix di A Dark Beauty  e il suggestivo Slipping Away – Mansfield Mourning remix by Chiron, perla tra le perle impreziosita da una quantomai intensa e toccante interpretazione vocale di Michael incastonata tra tumulti clamorosi e aperture dissonanti.

Il sipario si apre con la title track che mette subito le cose in chiaro, torbida e fumosa, avanza con incedere maliardo per sfociare in un’orchestrazione corposa, la sensazione è quella di dimorare in una bolla di sapone dalla quale si scorge il mondo in tutte le sue molteplici sfaccettature proprio come Out of Time, altra pseudo ballad atmosferica e tonda dominata dal basso portante su fraseggi irraggiungibili di chitarra dove si appoggia la voce, in questo caso mefistofelica, di Michael mentre gli impareggiabili arrangiamenti di King of Sorrow e Watching introducono quegli elementi metal capaci di incrementare a dismisura la potenza sonora.

Più vicine alla sostanza gotica Flesh and Blood e The Hunted, tirate e vorticose, ombrose e inquiete quanto basta per innamorarsene perdutamente, incedere in dub style tratteggiato da elettronica spinta per la quasi solare What I Seek mentre le luci si spengono, prima dei remix, su uno degli episodi più sorprendenti, Oblivion viaggia su sonorità post-punk dal ritmo martellante e incantatore unito alla voce di Michael (novello Ian Curtis), il riassunto perfetto dell’urgenza creativa di una band che convince appieno traccia dopo traccia in un climax ascendente di emozioni fortissime.

Nota di merito all’incantevole artwork di cui purtroppo non viene menzionato l’autore che dona un’ulteriore, caravaggesco, tocco di classe.

I Chiron aprono le porte a una bellezza oscura impossibile da dimenticare, A Dark of Beauty è un album intenso, sentito, suonato bene e cantato meglio, se i risultati sono questi sono pronta e disposta ad aspettare altri quattro anni per gustarmi appieno il prossimo.

https://www.instagram.com/chiron.music/

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