Buzzcocks
Attitude Adjustment
(Cherry Red Records)
punk, rock, powerpop
Per i Buzzcocks si tratta dell’undicesimo album in studio. Attitude Adjustment arriva a dieci anni di distanza da The Way e segna un ritorno che suona tutt’altro che nostalgico.
La band di Steve Diggle, spesso – e ingiustamente – considerata una comprimaria rispetto ai grandi nomi dell’esplosione punk britannica come Sex Pistols o Clash, vanta in realtà una storia solidissima. E questo nuovo lavoro lo dimostra senza bisogno di troppe spiegazioni.
L’album si apre in modo diretto e fragoroso con Queen Of The Scene, un concentrato di punk-rock che colpisce fin dalle prime note, tra schitarrate che rimandano a Ramones e Television. Sulla stessa lunghezza d’onda Games, dove l’assolo iniziale introduce un’atmosfera sospesa tra rock’n’roll anni Sessanta e power-pop.
Con Poetic Machine Gun emergono echi degli Undertones e architetture sixties di matrice californiana, mentre Tear Of A Golden Girl gioca su un power-pop solido, arricchito da sfumature quasi no wave nella voce di Diggle. Interessante anche la struttura in due parti di One Of The Universe pt. 1 & 2, in cui il punk classico della band evolve verso suggestioni dal retrogusto baggy.
Funzionano l’intermezzo pop-punk Jesus A Dream I Followed e il power beat secco di Break That Ball And Chain, prima del finale affidato alla ballad The Greatest Of Them All, dove un basso pulsante e arpeggi di chitarra accompagnano una chiusura sorprendentemente pacata per la band di Bolton.
Attitude Adjustment non è un disco destinato a riscrivere la storia del punk, ma è la prova concreta di un gruppo che non ha perso energia né motivazione, nonostante il peso degli anni. Dopo la prova un po’ incolore dei Damned, il ritorno dei Buzzcocks rappresenta una vera boccata d’aria fresca per chi continua ad amare certe sonorità senza tempo.
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