Bria Salmena
Big Dog
(Sub Pop/Royal Mountain Records)
krautrock, new wave, goth wave, elettronica dream-pop, ballad noir, post-grunge, psych-folk, dark country
Cresciuta nella frenetica scena DIY di Toronto come front-woman della band post-punk Frigs, e dopo aver prestato il suo contributo vocale all’alternative country di Orville Peck, la cantautrice canadese Bria Salmena (attualmente residente a Los Angeles) firma il suo album d’esordio solista intitolato Big Dog, edito per Sub Pop/Royal Mountain Records e scritto insieme al suo collaboratore di lunga data Duncan Hay Jennings.
Bria Salmena ha dedicato gli ultimi anni a tradurre in musica la sua trasformazione personale, sia rivisitando la propria cifra stilistica, in virtù di un approccio creativo più autentico malgrado le influenze derivative, sia nel voler esorcizzare certi sentimenti disturbanti, lasciandosi alle spalle tutte quelle incertezze e relazioni tossiche che (a suo dire) le avevano impedito qualsiasi slancio verso una serenità interiore.
È per questo motivo che Big Dog (soprannome che le ha dato un amico in un momento di incertezza e sgomento) può essere considerata una vera e propria esperienza autobiografica, un percorso di crescita individuale e professionale con il quale Bria va alla scoperta di sé e del mondo, di sé nel mondo. La cantante si racconta attraverso riflessioni sulle aspettative non corrisposte e sull’accettazione delle proprie vulnerabilità: un processo di esplorazione tanto doloroso quanto liberatorio, che non sfigurerebbe affatto come soundtrack della serie tv The Bear.
“I don’t have big expectations, whatever that means, it’s all just fiction, it’s all just dream, you are the most beautiful thing I ever seen”.
Seguendo quella via di riscatto che individua nella musica il suo antidolorifico naturale, le dodici canzoni di Big Dog oscillano tra rock chitarristico e tessiture elettroniche, mescolando ipnotiche pulsazioni motorik di krautrock sponda Neu! (Drastic), melodiche aperture di elettronica dream-pop (Closer To You, Hammer, Backs Of Birds), folk acustico malinconico-rurale dagli echi nickdrakeiani e dalle atmosfere cinematiche (Twilight), ritmiche new wave dalle sfumature gotiche, groove synth-rock anni 80 (Stretch The Struggle), inquiete distorsioni post-grunge alla The Hole (Rags) e vibrante misticismo di psichedelia noise-acustica, grazie alla chitarra di Lee Ranaldo nel brano See’er, fino a dilatarsi nell’intrigante minimalismo noir di ballad intimiste (On The Line, Peanut, Water Memory).
A fare da collante al tutto, l’avvolgente intensità timbrica di Bria, quando eterea, vulnerabile e seducente, quando invece profonda, potente e abrasiva; caratteristiche che ne definiscono il pedigree musicale, mettendo in luce le diverse sfaccettature della sua personalità.
Muovendosi dunque tra stati d’animo contrastanti come dolcezza e tormento, cecità e lucidità, rabbia e catarsi, Bria Salmena ha trasformato quel desiderio di rinascita in manifesto emotivo del progetto, creando una bolla di intimità e calore dove è ancora possibile promettersi nuovi inizi e amplificare i sogni, dove non è troppo tardi per reagire alle situazioni avverse e rimettersi in discussione. D’altronde, siamo solamente esseri umani che tentano di dare un significato alla vita, accarezzando la necessità di sentirsi accettati da una comunità.
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