Bloc Party: recensione di Alpha Games

Per chi li ha sempre amati e per chi forse li amerà con questo disco. In bilico fra le sonorità degli esordi e nuove atmosfere, tornano i Bloc Party con lo splendido Alpha Games.

Bloc Party

Alpha Games

(BMG Right Management)

indie rock, wave, indietronica

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A quasi 3 anni dall’uscita della versione live del pluriosannato Silent Alarm, tornano i Bloc Party  con un album di inediti intitolato Alpha Games che li riporta se non proprio ai fasti degli esordi, molto vicino.

Day Drinker scalda i motori ed è il giusto legame fra la vecchia e la nuova formazione della band, con il solito strepitoso Kele Okereke e la sua voce inconfondibile ad emozionare oltre a testi molto interessanti sia per tematiche che come liricità che accompagnano tutti i brani.

Uscito in autunno dello scorso anno, il primo estratto Traps, uno dei migliori brani dell’intero lavoro, riporta all’epoca dei primi due lavori. Chitarre graffianti e cantato sincopato, uniti a raffiche di batteria saranno sicuramente gli ingredienti che la renderanno una delle più attese ai live e già mi immagino il momento in cui il pubblico infuocato urlerà all’unisono “Lick,Lick,Lick, Lickety Split”.

Più pop You Should Know The Truth con una melodia fresca ed orecchiabile, seguita da Callum Is A Snake, traccia che mi convince meno dell’intero lavoro, lasciano velocemente spazio a Rough Justice che ansiogena e cupa riporta alla mente i tempi in cui Kele aspettava la metro delle 7.18.

The Girls Are Fighting, uno degli altri estratti prima dell’uscita dell’intero album, sembra una versione più moderna dei Depeche Mode di Violator. Entra in testa e non esce più.

Arriva poi Of Things Yet To Come, la mia preferita di questo Alpha Games. Atmosfere malinconiche e sognanti, mi ricorda molto a livello emozionale This Modern Love.

A seguire Sex Magik (molto in linea col sound del secondo album A weekend In The City) e By Any Means Necessary, forse la traccia che più ricorda i Bloc Party di Hymns.

 

In Situ mi convince a metà ma già la seguente If We Get Caught mi fa perdere la testa e si rivela anch’esso una delle punte di diamante di questo lavoro.

Arriva quindi la quiete nella bellissima ultima traccia The Peace Offering, quasi un brano parlato, un brano sul perdono, sui ritorni, sull’abbandono del rancore.

Un ritorno in grandissimo stile per i Bloc Party con un album che sicuramente è fra le loro 3 migliori produzioni (insieme ai primi 2). Ci sarà chi dirà che avrebbero dovuto rinnovarsi, chi denigrerà l’essersi rinnovati; spesso e volentieri dopo 2/3 album succede così a livello di critiche dai fans. Quello che però conta è che la band vada dritta al sodo, facendo quello che riesce loro meglio, cioè lasciarsi trasportare dalla creatività di Kele ed emozionare quasi come agli esordi, pur non disdegnando qualche effetto sorpresa compositivo. Davvero da non perdere.

https://www.blocparty.com/

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Fabio Busi
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