Bicep: la recensione di Isles

I Bicep alla loro seconda fatica sulla lunga distanza. Isles è una sorta di manifesto per il dancefloor che non c'è, riuscendo a unire con lo stesso disco clubbers e appassionati di elettronica d'ascolto.
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Bicep

Isles

(Ninja Tunes)

techno, house, uk garage, psichedelia elettronica

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isles-bicepIsles è il secondo – attesissimo – album degli irlandesi Bicep. Arriva in considerevole ritardo causa pandemia, sconquasso mondiale che ha costretto il duo a rinunciare a fare da headliners in tantissimi festival cancellati dal COVID-19.

Dopo il meritatissimo successo dell’omonimo album del 2017, l’attesa per il ritorno discografico dei Bicep era alle stelle. E le aspettative non sono andate deluse.

Realizzato a partire da ben 150 demo, con i contributi vocali che questa volta non provengono (solo) da campioni ma son stati (anche) registrati per l’occasione, Isles è una sorta di manifesto per il dancefloor che non c’è, per i clubbers ateizzati, allontanati dalla loro chiesa dagli imprevedibili fatti della vita, ma non per questo non bisognosi di sentirsi parte di una comunità.

I Bicep col loro nuovo disco riescono proprio in questo tipo di miracolo, ovvero riunire sotto lo stesso tetto (all’ascolto dello stesso disco) clubbers e appassionati di elettronica d’ascolto, techno-entusiasti e fan della UK garage (che troveranno pane per i loro denti con Saku), deliziando anche e sopratutto chi considera la musica elettronica non come una serie di recinti di genere, bensì come la più moderna forma di psichedelia.

L’ecletismo in salsa digital sembra essere la vera ossessione / cifra stilistica dei Bicep: house, garage, ambient, downtempo e altro ancora, tutto trova posto in Isles.

Rever potrebbe essere uscita dal repertorio dei Bonobo, X invece potrebbe provenire dagli esordi della techno. Atlas è probabilmente destinata ad essere la nuova Glue e si apre con un campionamento vocale preso da Love Song di Ofra Haza, Apricot contiene le voci hindi per cui Matt McBriar e Andy Ferguson sono letteralmente impazziti, così come sono diventati entusiasti per i cori bulgari, mentre invece la finale Hawk pesca il contributo vocale dell’artista coreano Machìna.

Seppure lontani da qualsiasi pretesa di essere innovativi, i Bicep sanno regalare grandi soddisfazioni anche in questo Isles, che paga comunque due pegni: i brani più significativi (Atlas e Apricot) erano già usciti come singoli e un piccolo calo nella terna finale della tracklist.

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Massimo Garofalo
Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock. Parola d'ordine: curiosità. Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)
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