Animanoir: recensione de La Ragnatela

L'album d'esordio degli Animanoir è un concept sulla caducità dei sentimenti e dei rapporti interpersonali, in cui ballate d'atmosfera si alternano a grintose e accattivanti pulsazioni hard rock.

Animanoir

La Ragnatela

(Alka Record Label)

genere: alternative rock, AOR, groove rock, power ballad

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Anticipato dall’uscita del singolo Un Modo Semplice, esce La Ragnatela, album d’esordio dell’alternative rock band leccese Animanoir, pubblicato e distribuito da Alka Record Label.

Dopo aver accumulato diverse esperienze tra collaborazioni e attività live, gli Animanoir – progetto nato tre anni fa e composto da Enrico Castigliani alla voce, Antonio De Rubertis ai synth, tastiere e pianoforte, Carmelo Delle Rose alla chitarra e voce, Alessandro Fiore al basso e Andrea Doria alla batteria – mostrano l’esigenza di volersi rapportare con un proprio percorso autorale, con un qualcosa che sia collettivo e indipendente, attraverso un un’impronta scritturale dalle tessiture eleganti ed espressive.

Una tracklist di dieci brani (cantati in italiano) che si sviluppa lungo un nostalgico crossover di sonorità alternative rock anni ’90 e cantautorato rock tricolore del nuovo millennio: un repertorio tematico al cui interno si snodano vecchi ricordi, storie personali, dolenti meditazioni, crisi identitarie, traumi e frammenti di retaggi autobiografici, mettendo a nudo debolezze interiori, delusioni, cicatrici e lividi che confluiscono in una fitta e fragile rete di connessioni perennemente in bilico tra ragione e verità, tra fallimento e speranza.

Da queste percezioni, traccia dopo traccia, quando con sguardo scanzonato quando con sofferenza e intimo abbandono, prende forma e sostanza La Ragnatela, come fosse un concept sulla caducità dei sentimenti e dei rapporti interpersonali, in cui l’uomo moderno, nonostante la confusione, i propri limiti, le complicanze del vivere quotidiano e anche se talvolta è necessario dover gettare la spugna, continua a scavare tra le macerie di relazioni finite alla ricerca di un nuovo modo per rigenerarsi, come la più classica delle fenici che rinasce dalle proprie ceneri.

 

Passaggi introspettivi e struggenti trovano un’ideale spalla strumentale nell’alchimia di influenze stilistiche dalle ritmiche malinconiche, melodiche e passionali, dove ballate d’atmosfera “anima e cuore” (Ragnatela, Non Funziona Così) e vocalità dal timbro ruvido-soul si alternano a grintose e accattivanti pulsazioni hard rock (Mantide, Fuori i Secondi, Che Ci Fai?), rievocando certo virtuosismo solistico della vecchia scuola blues, fraseggi acustici emo-power alla FASK (Freddo) e aperture radiofoniche alla Nickelback (Senza Rete).

Pertanto, quello degli Animanoir, in questo primo step discografico, non è che un modo alternativo per stare al passo con le trasformazioni, proprie e del mondo circostante. Così, la ragnatela diviene metafora della società, dei rapporti umani, dei legami che restano e di quelli che lasciamo andare, e di tutte quelle cadute che, in fondo, hanno una loro bellezza poetica e letteraria.

Come affermava il poeta Montale: “Ho tanta fede che mi brucia, certo. Chi mi vedrà dirà è un uomo di cenere, senz’accorgersi ch’era una rinascita”.

facebook/Animanoir

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