Ane Brun: la recensione di After The Great Storm

La trasposizione elettronica della meraviglia: parliamo di After The Great Storm, il nuovo album di Ane Brun.
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Ane Brun

After The Great Storm

(Balloon Ranger Recordings)

trip hop, pop elettronico, elettro-dream pop, soft rock

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Ane Brun- la recensione di After The Great StormIl tappeto ritmico sincopato (quasi tribale) e la stesura melodica sognante dell’introduttiva Honey aprono i battenti a un’opera piena di stupore, dolore e meravigliata leggerezza firmata Ane Brun.

Il concept sonoro e artistico di After The Great Storm richiama i tratti vocali dell’impareggiabile Kate Bush, la filosofia ribelle di Bjork e il groove dei Portishead, oltre a compiere un excursus fra le varie anime della musica elettronica.

Questo viaggio attraverso i generi parte dal trip-hop (After The Great Storm, Don’t Run And Hide), attraversa le atmosfere più vellutate degli anni ’80 e ’90 e arriva fino alle venature trance di Take Hold Of Me, mescolando le differenti contaminazioni in una salsa malinconica e dal retrogusto agrodolce.

A mettere la proverbiale ciliegina sulla torta sono le composizioni elettro-soft rock di The Waiting e Crumbs (canzone che presenta una matrice new wave piuttosto marcata) e la grande versatilità interpretativa di Ane Brun. L’artista, infatti, si dimostra abile nell’alternare performance rosee e pacifiche ad altre decisamente più sofferte, senza farsi mancare un momento di impegno e critica sociale nella conclusiva We Need A Mother, oltre che nel conferire un’identità precisa e riconoscibile all’intera release.

Quanto proposto dalla cantautrice norvegese (svedese d’adozione) è un lavoro ineccepibile, profondo e immersivo, che riesce ad avvolgere l’ascoltatore in un velo di empatia e condivisione, comunicando simultaneamente alla pancia e al cuore di quest’ultimo grazie a una grande intensità e ad attimi di sferzante emotività.

Sito Ufficiale: anebrun.com


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