Alex Fernet
Modern Night
(Bronson Recordings, La Zona D’Ombra)
disco funk, soul, R&B, yacht pop, elettro-funk, dance pop, dancefloor, black music
A due anni dall’esordio con l’album Lucidanotte, Alex Fernet torna sulla pista da ballo con il nuovo lavoro Modern Night, edito da Bronson Recordings nell’ambito del progetto La Zona D’Ombra, con Diego Dal Bon alla batteria e Little Albert ai pianoforti.
Anticipato dai singoli Sunlight Vampires, The Nightdrive e Hey Lady, il disco prosegue la ricerca strumentale dell’artista di Bassano del Grappa, tra soul malinconico, funk contagioso e dance music che richiama la nightlife romagnola. Un groove di bassi pulsanti e gommosi si mescola a tappeti di synth al neon, dando vita a una comfort zone autorale che fonde elementi retrofuturisti e new wave.
Il risultato è il tentativo di proiettare la disillusione e le incertezze dell’oggi sul dancefloor-nostalgia di un passato già consumato ma ancora seducente, celebrato attraverso il fascino del vintage e del revival, come può essere il Carnevale o la notte di Halloween. “You were the fun of a midsummer night, now you’re the sun of an outer life”.
La produzione riflette pertanto una costante ricerca di equilibrio tra memoria e prospettiva, tra il calore dell’imperfezione analogica e la precisione della tecnologia digitale, simbolo della connessione odierna tra mondo reale e virtuale. Modern Night rappresenta una metropoli dai ritmi meccanici e una cultura contemporanea ossessionata dall’apparenza, sempre più schiava della tecnologia.
“Volevo che il disco sembrasse un soul oscuro”, racconta Fernet, “un luogo dove pianoforti spettrali, accordi minori e synth in rovina dialogano con fantasmi anni Sessanta”.
Il sound delle dieci tracce – definito dallo stesso Alex “post-funk fernettoso” – si muove tra black music, pop raffinato e atmosfere noir, trasmettendo passioni e bagaglio culturale del musicista veneto. I riferimenti stilistici spaziano dai Commodores a George Michael e Stevie Wonder, fino agli Steely Dan, passando per David Bowie, Psychic Mirrors e Style Council, con richiami al funk mediterraneo di Enzo Carella e Alan Sorrenti, oltre a certe stramberie elettro-psichedeliche dei Post Nebbia (Speeding Fine).
I testi, tutti in inglese, mantengono una dimensione notturna e urbana, estraniandosi dalla luce del mondo esterno: Sunlight Vampires, Nightdrive, Hey Lady e Modern Night scandiscono il viaggio interiore e la condizione di chi ha bisogno di rifugiarsi nel battito e nel calore silenzioso dell’unico abbraccio a cui sente di appartenere, quello della notte. “Your beat is getting more and more hard, day by day. We should have met in a different time, we should live in another town”.
Alex Fernet risale i fiumi emozionali del passato per guardare al futuro, rendendo Modern Night un omaggio agli anni ’70 e ’80: analogico, malinconico, edonista, barocco, ambiguo e crepuscolare. Un’estetica condivisa da realtà iconiche come Pet Shop Boys, Cabaret Nocturne, Visage, Soft Cell e New Order.
Ascoltare Modern Night significa, dunque, lasciarsi cullare dalle onde della nostalgia, tra malinconia e gioia, in un’esperienza sonora dove le luci notturne della città si mescolano alle luci delle stelle (“city lights are melting with the stars”) e le ombre del giorno svaniscono (“shadows fade away into the night”), riuscendo finalmente a essere ciò che vuoi.
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