Afterhours
Flowers Festival, Collegno (TO), 3 luglio 2025
live report

Il ventennale di Ballate per piccole iene, ottavo album degli Afterhours, è l’occasione per fare finalmente pace con un disco che ho amato, ma a posteriori. Piccolo aneddoto personale: il tour del 2005 iniziò prima dell’uscita del cd e alcune date fecero un po’ da test con un pubblico praticamente all’oscuro di quella che sarebbe stata la nuova direzione della formazione milanese. Tra queste, proprio quella a cui partecipai io, allo storico Babylonia di Ponderano (Biella). Difficile quindi riuscire ad apprezzare un lavoro dalle tinte tanto scure e dense nell’immediatezza e nella dispersione della dimensione live. Ecco perché questo tour, che prende il via dopo l’uscita della ristampa in edizione speciale, è l’occasione per chiudere un cerchio e archiviare un rapporto iniziato con il piede sbagliato.
Una provvidenziale occasione non solo per me, ma anche per i membri stessi della band o per lo meno per quelli che parteciparono alla realizzazione di queste tracce. La chiusura dei cerchi è un tema caro ad Agnelli che, stanco di considerare gli After più come una società che un collettivo di musicisti mossi da un sentire comune, ha deciso di ricontattare Dario Ciffo, Andrea Viti e Giorgio Prette per mettere un punto alle situazioni del passato lasciate in sospeso e per sentire finalmente di nuovo quell’amalgama che fa di 4 musicisti un vero gruppo.
In questo contesto carico di speranze e aspettative si inserisce la data di Torino per il Flowers Festival, giunto ormai alla sua decima edizione. Come preannunciato in diverse interviste, i live di quest’estate verranno aperti da due gruppi che si sono distinti durante la rassegna Carne fresca, che nei mesi scorsi ha portato sul palco di Germi Luogo di Contaminazione, locale gestito da Agnelli a Milano, tante nuove giovani realtà che hanno spinto più volte il musicista ad affermare che esiste un roseo futuro per la scena rock nel nostro paese. La serata di Collegno vede in apertura gli Xylema e i Mass Demonstration, che dimostrano di sapersi muovere bene e di essere in grado di trasmettere un’energia grezza che fa ben sperare anche noi.
Poco prima delle 21 tocca a Emma Nolde scaldare gli animi, con il suo sound indie pop e la sua spiccata sensibilità, nonché una buona dose di empatia che riesce ad avvicinarla a chi non è lì per lei e magari l’ascolta per la prima volta.
E finalmente alle 22 Agnelli, Ciffo, Viti e Prette, coadiuvati da Giacomo Rossetti, danno vita alla celebrazione liturgica di uno dei dischi più importanti degli Afterhours, che viene riproposto nella sua interezza e nell’esatto ordine di cui si compone. Si comincia quindi con La sottile linea bianca, per proseguire con Ballata per la mia piccola iena e così via. Sin dalle prime note appare chiaro che l’effetto nostalgia che ha rimesso insieme i componenti originali in realtà non è una mera operazione commerciale ma pure alchimia che prende forma tangibile sul palco.
Nonostante i numerosi problemi tecnici che hanno costellato la prima parte del live (e qui, menzione d’onore al savoir-faire di Agnelli!), quella appunto dedicata a Ballate, riascoltare questo album ha riportato anche noi indietro nel tempo. Devo ammettere di aver pensato che faceva strano sentire tracce che tante volte abbiamo ritrovato nella setlist suonate con una formazione così scarna, con una sola chitarra, contrapposta al muro di chitarre a cui Iriondo e Pilia ci avevano abituato negli ultimi anni. Sembravano quasi perdere di potenza, ma in realtà era solo questione di evitare il paragone e di cercare di capire che il focus era da un’altra parte, perché in realtà alla fine il suono è risultato comunque compatto ed efficace.
Chiusa la prima parentesi, il concerto riprende dopo una piccola pausa con La canzone di Marinella di De Andrè, già nel catalogo del quartetto e con una serie di brani antecedenti al 2005, che hanno il compito di rendere il parterre ancora più elettrico e l’atmosfera ancora più rovente. Da Strategie a Germi, da Lasciami leccare l’adrenalina a Dea, da La verità che ricordavo fino a Male di miele non lasciano un attimo di respiro e incarnano la vera essenza di quello che da sempre è uno dei gruppi più rappresentativi della scena indie italiana, che ha saputo evolversi restando fedele a se stesso, accettando qualche compromesso senza mai snaturarsi e mantenendo quella carica e quella potenza che, dal vivo, con una formazione o un’altra, non sono mai venute meno.
Spazio agli encore: il primo con Non si esce vivi dagli anni ’80 (sebbene loro, invece, ce l’abbiano fatta!), che per molti di noi è stato un vero e proprio motto generazionale, Padania e Bye bye Bombay e il secondo con Non è per sempre e Voglio una pelle splendida.
Ancora una volta siamo tornati a casa da un concerto degli Afterhours con la convinzione che chi aveva davvero qualcosa da dire e ci credeva veramente è destinato a continuare a stare su un palco e a fare musica. Che forse non sentiremo in radio, non troveremo come accompagnamento dei video su TikTok, ma che sarà parte delle nostre vite come una specie di coperta di Linus alla quale restare saldamente aggrappati nei momenti belli e in quelli brutti. Lunga vita, quindi, al loro Deus ex machina Manuel Agnelli, che di sicuro è un personaggio divisivo, ma che è ancora uno dei pochi che ci mette la faccia e non ha paura di mettersi in gioco.
Setlist
Prima parte:
- La sottile linea bianca
- Ballata per la mia piccola iena
- È la fine la più importante
- Ci sono molti modi
- La vedova bianca
- Carne fresca
- Male in polvere
- Chissà com’è
- Il sangue di Giuda
- Il compleanno di Andrea
Seconda parte:
- La canzone di Marinella
- Strategie
- Germi
- Lasciami leccare l’adrenalina
- Dea
- La verità che ricordavo
- Male di miele
- Quello che non c’è
Encore:
- Non si esce vivi dagli anni ‘80
- Padania
- Bye bye Bombay
Encore 2:
- Non è per sempre
- Voglio una pelle splendida
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