Acufene
I Segni Del Tempo
alternative
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Un tuffo nell’alternative puro e duro degli anni Novanta non fa mai male, soprattutto se è suonato con cura e meticolosità. Questa è la proposta dei sardi Acufene, veterani di una scena come quella alternativa italiana che, fortunatamente, non ne vuole sapere di chiudere i battenti o di andare in pensione, nonostante qualcuno la pensi diversamente.
I Segni Del Tempo è un lavoro onesto che si lascia ascoltare tranquillamente, dove il suono pesante e macinante delle chitarre fa il suo dovere. Sembra quasi di essere ritornati agli esordi di Umberto Palazzo e Il Santo Niente, l’entità creata ad hoc dal musicista di Vasto appena fuoriuscito dai Massimo Volume, a cui i nostri ragazzi pagano dazio in alcune canzoni come Dentro Un Respiro e Impulso.
Le melodie sono molto rarefatte nella maggior parte dei casi, ma quando escono fuori in modo prepotente il risultato che ne viene fuori è di tutto rispetto.
Un brano come Lascia Stare, ad esempio, presenta un’apertura melodica inaspettata che lascia trasparire come la band, quando vuole, riesce a scrivere tracce ad ampio raggio che portano nel proprio DNA la forza di essere ricordate.
Per il resto, le sferzate chitarristiche presenti in Testa e Disturbo Bianco, comprensive di una citazione del Palazzo anni novanta e di un richiamo degli immancabili Marlene Kuntz del primo periodo, a cui fa da accompagnamento una possente coppia ritmica, sono un ottimo biglietto da visita che il gruppo presenta a chi vuole ascoltare qualcosa di forte e solido.
Il disco, va detto, è molto omogeneo nei suoni, perché incapsulato di canzoni piene di energia, e solo nel finale, con la conclusiva Distante ha un piccolo momento di calma apparente.
Alla fine dei giochi, I Segni Del Tempo appare come un lavoro onesto, suonato con il cuore e la passione vera di chi ama la musica. Consigliato a chiunque non abbia la puzza sotto il naso.
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