Walking Mountains: recensione disco omonimo

Walking Mountains con un disco omonimo affronta temi attuali come il disagio interiore, le rivolte studentesche di Roma, il precariato, la crisi economica, i post su Facebook degli amici, i film di Sergio Leone

Walking Mountains

Walking Mountains

(Cd, 40033 records)

jazz, pop destrutturato, rock cosmico, progressive rock, psichedelia, kraut rock

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Walking MountainsWalking Mountains è Bartolomeo Sailer, uno dei maggiori esponenti dell’elettronica italiana: le montagne che camminano, montagne che hanno la forza di muoversi contro l’establishment. L’artista ha anche pensato al famoso proverbio di Maometto e la montagna e di come tutto può essere rivoluzionato: esplora il passato, la musica anni ’70, riscopre il progressive, la psichedelica, il kraut rock più sperimentale e gruppi storici come Throbbing Gristle, Deep Purple, Black Sabbath, i capolavori della “new thing” e gli album di Peter Brotzmann.

Walking Mountains, album omonimo, parla principalmente di rivoluzione, di amore e di futuro, il tutto arricchito da una visione sonora altamente psichedelica, una cura per il dettaglio ed un suono che guarda al passato e cerca di proiettarsi nel futuro.

Walking Mountains, 13 brani con testi scritti d’istinto: la primavera araba, Occupy Wall Street, il disagio interiore, le rivolte studentesche di Roma, il precariato, la crisi economica, i post su Facebook degli amici, i film di Sergio Leone.

In particolare, il primo brano No poetry rappresenta il disagio interiore dell’artista; Orange sky parla dell’affascinante fenomeno dei cieli arancioni sopra le metropoli notturne ed è un inno alla modernità malata dei nostri tempi, quando le luci di autostrade, aeroporti o piazze cambiano radicalmente il nostro paesaggio. The ballad of the precarious worker è un brano che vuole essere una lode alle donne e agli uomini che nonostante tutto sopravvivono al precariato.

Il progetto Walking Mountains, durato un anno e mezzo, è stato realizzato quasi totalmente al computer con la collaborazione di Vincenzo Vasi, Huang Li Chieh ed Enzo Casucci.

 

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Sonia Mengoni
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