Unruly Girls: recensione di Epidemic

Gli Unruly Girls in Epidemic mescolano e alternano la proverbiale energia nevrastenica del garage punk ad una moderata impronta hardcore elettronica sperimentale.
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Unruly Girls

Epidemic

Dirty Beach Records

synth punk, techno noise, garage, industrial

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“Unruly boys who will not grow up
Must be taken in hand
Unruly girls who will not settle down
They must be taken in hand”.

Unruly Girls epidemic recensioneInizia con questo verso il testo di Barbarism Begin At Home, canzone dei The Smiths contenuta nell’album Meat Is Murder, del 1985, che ha ispirato il nome della band beneventana Unruly Girls.

A tre anni di distanza dall’esordio discografico autoprodotto, gli Unruly Girls, duo composto da Luigi Limongelli (programming, drums, percussions & noises) e Luca Zotti, aka Humbert Alison (vocals, guitars & keyboards), tornano sulle scene con il nuovo album intitolato Epidemic, edito lo scorso 21 aprile per la nascente Dirty Beach Records, mixato e masterizzato da Phil Liar presso il Monolith Recording Studio a Vitulano, in provincia di Benevento.

Quale miglior titolo di Epidemic per sintetizzare il momento storico attuale che stiamo attraversando. Il sottotitolo “pandemic”, ovviamente, lo aggiungiamo noi. Chiaramente, l’epidemia a cui fanno riferimento Luigi e Luca è di ben altra natura, più affine alla concezione del contagio tra generi e suoni che ad una mera strumentalizzazione tematica dei nostri tempi.

I due polistrumentisti sanniti partecipano insieme alla composizione e produzione dei loro lavori discografici, ma spesso, non potendo conciliare vita artistica e vita privata di entrambi, portano in giro la loro musica grazie al solo Luca Zotti, il quale diventa, in occasione delle performance dal vivo, un vero e proprio one-man-band.

In questo nuovo capitolo discografico, gli Unruly Girls mescolano ed alternano la proverbiale energia nevrastenica del garage punk ad una moderata impronta hardcore elettronica sperimentale dalle linee sinuose, asimmetriche e spigolose.

Le tredici tracce di Epidemic ci accompagnano in questo sentiero creativo dalle intense atmosfere black, che passa attraverso le algide sonorità della drum machine, l’acidità e le distorsioni noise del synth e del basso, e le dissonanze fuzz della chitarra, in quella che si potrebbe descrivere come rilettura moderna della corrente no wave di fine anni Settanta e come commistione tra le curve ruvide, sfrontate e indolenti dell’elettro-punk, le traiettorie abrasive industrial e gli urticanti beat techno-trance, adrenalinici, minacciosi e ballabili; caratteristiche tecniche che, per alcuni tratti, ricordano le frenetiche trame sonore dei veronesi Hallelujah!.

L’epidemia degli Unruly Girls è, dunque, una sintesi psichedelica tra futurismo post punk e decadenza estetica post industriale che, in maniera nemmeno troppo subliminale, ci riporta alla cultura rave punk dei club degli anni Novanta.


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Andrea Musumeci