Umana Sede: la recensione di Tra gli Uomini

La band napoletana degli Umana Sede all’esordio con un album sulle fragilità umane intinto di atmosfera rock, Umana Sede.
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Umana Sede

Tra gli Uomini

rock

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Umana-Sede-Tra-gli-uominiCapita che quella voglia di tornare a suonare dopo tanti anni nella provincia di Napoli, magari mettendo assieme una manciata di canzoni per farne un Ep, sommata all’entusiamo, l’ispirazione e il desiderio di raccontare, si trasformi nella convinzione di tirare su anche un intero disco. Tra Gli Uomini è infatti il risultato di un lustro di lavoro degli Umana Sede passato a rimettersi insieme, costruire, smussare, levigare gli 11 brani di questo loro album d’esordio fatto di sfumature rock.

È un disco figlio di 20 anni di attesa, di canzoni chiuse nel cassetto poi riviste e ornate di arrangiamenti grazie all’esperienza maturata in anni di ascolti, di esercitazioni musicali, di concerti andati per vedere altri su un palco, di un’urgenza di raccontare quanto vissuto con brani più recenti grazie ad una visione più matura, di qualche rimpianto per non aver avuto l’opportunità di fare allora quello che oggi, con la tecnologia, i costi ridotti e le possibilità offerte dalla Rete, è più concretizzabile.

Tra Gli Uomini fa luce sulla gracilità e sulle incertezze delle persone, sulla trasformazione di queste paure grazie alla rabbia, alla reazione, e alle ferite che insegnano qualcosa. Gli Umana Sede riescono a raggiungere l’obiettivo mantenendo una coerenza artistica, suonando canzoni d’autore di agevole ascolto per le orecchie, ma non necessariamente banali. 11 brani immersi in riff di atmosfera alternati a ritmiche serrate e melodie per nulla scontate o fastidiose, tenute in linea dalla tecnica del bassista Luca Fumo, che esplorano l’umano affanno del vivere.

Il disco degli Umana Sede si apre con grinta e ci si mette all’ascolto di un altro viaggio dell’anima che si chiuderà con la tenue Lividi. Le due seicorde di Marco Panico e Pasquale Cassese ricamano tappeti sonori efficaci nel corso della scaletta senza essere preponderanti, con muri sonici e riff decorativi pregevoli e di complemento, sicuramente ci starebbe bene qualche bell’assolo. Anima sarebbe stata a mio giudizio più incisiva come opener con la bella batteria marciante di Davide Signoriello piuttosto che Animali Sociali, scelta probabilmente dovuta all’intrigante intro che crea aspettative con i suoi apprezzati innesti di chitarra. Ma al di là delle scelte di scaletta, si tratta di un buon lavoro e traccia dopo traccia non si può non apprezzare il lavoro svolto dai musicisti partenopei.

Se brani come Workout cercano l’immediatezza e l’orecchiabilità con la pecca di una prevedibile linearità, Musa Inattesa spiazza con la sua falsa partenza con arpeggio da ballad per poi virare su un ritmo forsennato e solare, a cui consegno la targa di brano migliore del disco, insieme alla delicata Occhi che gode di un songwriting d’altri tempi e che mi ha fatto qui davvero una bella impressione per la sua costruzione lirica. L’interpretazione di Giuseppe Pipola al microfono è spesso intensa, sentita, unita a una struttura musicale diretta che a fine disco viene voglia di riascoltare con piacere, peccato solo che le linee vocali sembrano messe indietro nei livelli del mixaggio.

Un disco onesto realizzato con coerenza e qualità, se pensiamo che cinque anni prima quei ragazzini che avevano deciso di appendere gli strumenti al chiodo a causa delle complicazioni della vita, da grandi sono tornati a condividere le loro emozioni, guidati da un velo di incoscienza e senza avere tante pretese, producendo un disco autorale da band davvero matura. Sebbene la gestione delle linee vocali non sia proprio perfetta e mancano quel paio di assoli da lasciarti appagato, sicuramente questo disco è una delle uscite emergenti più interessanti di quest’anno maledetto.

Sito web: www.umanasede.webnode.it 


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