Ubba Bond: la recensione di Mangiasabbia

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Ubba Bond

Mangiasabbia

indie rock, rock

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ubba-bond-mangiasabbia-recensioneUn inizio stravagante apre un disco piacevolmente lineare e carismatico. È uscito Mangiasabbia, il nuovo album degli Ubba Bond.

Il duo bolognese, formato dai polistrumentisti Guglielmo “Ubba” Ubaldi e Andrea “Bond” Bondi (attivo dal 2011), torna con un progetto sostanzioso e accurato, ricco di aperture e influenze.

L’opera ha inizio con Solo Per Matti, un’introduzione alquanto disorientante (considerato come si evolverà il disco) di stampo electro/creepy.
Con Bob, seconda canzone della scaletta, si comincia invece a intravedere la linea stilistica e di genere che gli Ubba Bond seguiranno nel corso della composizione.

Le caratteristiche principali sono un certo gusto per le immagini e per le melodie, quest’ultime spesso solamente accennate, e uno stile vocale (quasi punk) che morde le parole e poi le lascia andare, senza rendere stucchevole o eccessivamente pop l’interpretazione dei versi.

Riguardo all’aspetto compositivo, nella musica degli emiliani convergono i dettami dell’indie rock italiano e del cantautorato, oltre a quelli di un rock and roll “sporcato” dal country e talvolta dall’elettronica.

Tra i brani migliori e maggiormente identificativi della personalità artistica degli Ubba Bond sottolineiamo Girasoli Olandesi, terzo episodio della release caratterizzato da una melodia catchy e accattivante, e Su Milioni Di Auto, un monologo forte e incisivo recitato su un giro di pianoforte struggente.

Un discorso a parte va fatto per Sushi, traccia realizzata a due voci con Patrizia Urbani (a.k.a. Miss Patty Miss) che presenta una struttura cinematografica, dove la voce maschile e quella femminile si sfidano in un botta e risposta continuo che lascerà spazio, al centro della stesura, al monologo poetico e stravagante di Max Guidetti, affermandosi come il capitolo più bello di Mangiasabbia.

Dal punto di vista lirico, il disco è divertente ed elaborato, sfociando alle volte nel nonsense ma senza la assurda e diffusa pretesa di sembrare intellettuale a tutti i costi.

Scanditi dalla voce carismatica (seppur un po’ imprecisa) di Ubba, i versi assumono un sapore tra il malinconico e lo scanzonato che si riflette nel colore generale dell’album.

In conclusione, possiamo affermare che Mangiasabbia sia un progetto sfaccettato e divertente, da apprezzare lentamente e scoprendo di volta in volta le sue sfumature, riconoscendo l’ottimo lavoro effettuato dagli Ubba Bond e dai tanti musicisti che hanno collaborato con loro.

Sito ufficiale: www.ubbabond.it

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