Tush
Thunder Road
(Cranium)
rock
L’entrata ufficiale dell’autunno mi ricorda che nell’estate delle cavalcate stradali delle vacanze on the road ci sta sempre bene inserire un bel disco di puro rock n’ roll a farci compagnia. Tra tutti i nuovi ascolti i rocker svedesi Tush sono stati i più gradevoli con il loro album di debutto Thunder Road.
Solo una mezzoretta per 10 brani veloci che si fanno largo con una title track di forte impatto attraverso due chitarre ruggenti e un gran bell’assolo, di quelli classici. La piacevole ballad Ride to The Rhythm, che si apre con un buon riff, racconta le solite su “la strada è la mia casa”, un po’ di spacconeria ganza da rocker vissuti come ritratti in copertina con giubbotti di jeans, Harley o similia e faccia da duro. Forse Living Easy si mostra un po’ deboluccia e scontata ma ci si rifà subito la bocca con Keep On Dancing, a me è piaciuta abbastanza per continuare l’ascolto.
Non è che i Tush abbiano scritto la storia del rock, semmai Thunder Road non fa che omaggiare con brani funzionali come Dreamers quella scena americana che tra i 70 e gli 80 andava alla grande. Glamorous Girl è quel brano rock che abbiamo sentito tante volte nei pezzi dei Black Crowes, Jefferson Airplane o Grateful Dead, poi abbiamo Crank It Up e Back on the Road che giocano molto bene coi riff di chitarra, in quest’ultima canzone siamo in zona ZZ Top.
I Tush cantano “Non risparmieremo un solo penny” rivendicando un rock energico e senza compromessi, e in effetti nel disco cosa vuoi aspettarti se non storie di quant’è bella la strada e le donne e il futuro radioso. Messaggi positivi su testi decisamente banali, tipico di questo rock basato sul sound e la melodia accattivante. Sì, alla fine nulla di trascendentale e ho ascoltato di meglio, ma escludendo Helloween, Deftones e Alice Cooper l’estate è stata carente di buona musica raschiando nei barili delle nuove uscite e loro hanno portato buoni assoli. Speriamo di vederli più impegnati al prossimo giro, le doti mi pare proprio che le abbiano.
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