The Bugz: Oblivio

Punk, rockabilly, acid blues, 10 mulinelli elettrici lanciano tre pisani al loro esordio discografico

The Bugz

Oblivion

(Cd, Costaovest Records)

indie rock

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bugz-1Pisani con un tuffo nel passato: l’euforico disco del trio The Bugz porta scompiglio in un rockabilly di striature acid blues, schizzi psichedelici, rock n’roll sfrenato. Hanno cominciato da quando erano ragazzini, era il 1995 ed ora ecco l’album d’esordio vero e proprio, pubblicato grazie a Costa Ovest Records.

A quanto pare trovare un bassista non è mai stato semplice per loro, per fortuna ad aiutarli nelle loro composizioni si è aggiunto l’ex bassista dei Death SS, Antonio Inserillo, collaborando alla messa in moto di un vulcanico album di dieci pezzi tiratissimi. Il loro è un sound esplosivo pestato da chitarre lisciate a dovere, con un drumming claustrofobico come se percorressero le strade del rock a passo pesante.

Il vocione sguaiato di Cristiano ulula per tutto il disco insieme alle due chitarre rock che emettono insieme due riff in loop, cavalcate hard blues e tanto, tantissimo sudore. Il sound sembra granuloso e inzaccherato di mescolanze punk, i componimenti sinceri e travolgenti, che però a lungo andare sono talmente rettilineei che ci si stanca di ascoltare il disco fino alla fine senza mettere obbligatoriamente in pausa per prendere un po’ di necessario respiro.

I brani hanno una buona ritmica anche se i fraseggi in fondo risultano un pochino scolastici, c’è un’assenza di episodi più misurati anche se l’ultimo brano sembra quietare gli animi, ma dopo l’ascolto si può parlare di una smania sonora conturbante che per il primo disco va anche bene. Ci aspettiamo d’ora in poi un’evoluzione di testi ed armonie.

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Luca Paisiello
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