The Bloody Beetroots: recensione di Forever Part One

The Bloody Beetroots: Forever Part One: venti anni di caos elettronico distillati in otto tracce essenziali.

The Bloody Beetroots

Forever Part One

(Out Of Line Music)

elettronica, electro, rock elettronico, big beat


Quando Sir Bob Cornelius Rifo decide di fare i conti con due decenni di carriera, non sceglie la via della nostalgia compiacente. Forever Part One è un ritorno alle origini che suona come un manifesto per il futuro, un album che cristallizza l’essenza del progetto The Bloody Beetroots in otto tracce cariche di tensione ed energia.

Il producer bassanese ha sempre camminato sul filo sottile tra elettronica radicale e attitudine punk, creando un linguaggio sonoro che attinge alla ferocia dei Dead Kennedys quanto ai pattern ritmici della scena rave europea. Forever Part One rappresenta il punto di maturazione di questa sintesi, un disco che sa essere sia documento storico che dichiarazione d’intenti.

L’apertura con An Opening in Two Movements stabilisce immediatamente il territorio sonoro: sintetizzatori distorti che evocano l’industrial dei Nine Inch Nails filtrato attraverso la sensibilità elettronica di Bloody Beetroots, costruendo un crescendo drammatico che prepara l’ascoltatore all’impatto di ciò che seguirà. È una scelta programmatica che rivela la consapevolezza compositiva di Rifo, lontana dall’immediatezza di certo elettropop commerciale.

Con This is Blood, che vede la partecipazione di N8NOFACE e Teddy Killerz, il disco esplode nella sua dimensione più aggressiva. I bassi martellanti dialogano con vocali taglienti, mentre la produzione gioca su contrasti dinamici estremi che richiamano tanto la potenza dei Prodigy quanto l’urgenza del drumstep più radicale. La capacità di mantenere l’identità punk all’interno di strutture elettroniche complesse è qui portata all’estremo.

NUMB con Tokky Horror sposta l’attenzione su territori più oscuri, con atmosfere che strizzano l’occhio alla darkwave senza mai perdere il drive ritmico. La voce di Tokky Horror aggiunge una dimensione umana e vulnerabile a una produzione che altrimenti rischia l’impersonalità, creando un equilibrio perfetto tra calore analogico e freddezza digitale.

I’m Not Holy, realizzata insieme a Grabbitz e Pirapus, rappresenta forse il momento più introspettivo del disco. Qui emergono le influenze della scena elettronica italiana degli anni Duemila, quel suono che artisti come Bloody Beetroots hanno contribuito a definire sul palcoscenico internazionale. La melodia si fa più marcata, pur mantenendo quella ruvidità che è marchio di fabbrica del progetto.

KILLING PUNK con Bob Vylan è il brano che meglio incarna la tesi artistica dell’album: il punk non è morto, si è semplicemente trasformato. Le chitarre distorte si fondono con i sintetizzatori in un cortocircuito sonoro che avrebbe fatto impazzire i Atari Teenage Riot, mentre il flow di Bob Vylan aggiunge una componente hip hop che arricchisce ulteriormente la tavolozza sonora.

Free, che vede la collaborazione di Jacknife, alleggerisce momentaneamente la tensione con una struttura più ariosa, pur mantenendo quella componente di urgenza che pervade l’intero lavoro. È il momento in cui Rifo dimostra di saper modulare l’intensità senza perdere coerenza stilistica.

Clever con PENGSHUi riporta il disco su territori più sperimentali, con glitch e manipolazioni sonore che rimandano alla lezione di Aphex Twin reinterpretata attraverso una sensibilità mediterranea. La produzione è meticolosa, ogni elemento trova il suo spazio in un mix che sa essere denso senza risultare mai confuso.

Supernatural chiude il cerchio con un brano che guarda al futuro mantenendo salde le radici. È il momento in cui tutte le anime del progetto convergono: l’energia del punk, la potenza dell’elettronica, la ricerca sonora, l’attitudine underground. Un finale che lascia l’ascoltatore con la sensazione che questo sia solo il primo capitolo di una nuova fase.

L’album nasce, come racconta lo stesso Rifo, da un periodo di difficoltà personali che lo hanno riportato a Bassano del Grappa, alle sue radici. Questa dimensione autobiografica permea tutto il lavoro senza mai scadere nel confessionale, trasformandosi piuttosto in una riflessione universale sulla capacità della musica di resistere, guarire, combattere.

Dal punto di vista produttivo, Forever Part One mostra la maturità di un artista che ha saputo affinare il proprio sound nel corso di vent’anni di attività. Le collaborazioni con artisti del calibro di Paul McCartney, Tom Morello e Metallica hanno arricchito il bagaglio tecnico di Rifo, che qui dimostra di saper gestire dinamiche complesse e contrasti estremi con la sicurezza di chi conosce profondamente il proprio mestiere.

Rispetto ai lavori precedenti come Romborama, Hide o The Great Electronic Swindle, questo album si distingue per una maggiore essenzialità. Ogni elemento è funzionale, non c’è nulla di superfluo. È un disco che suona maturo senza essere addomesticato, consapevole senza essere didascalico.

Forever Part One è un lavoro che conferma The Bloody Beetroots come una delle realtà più interessanti e longeve della scena elettronica internazionale. È un disco che parla a chi ha seguito il progetto fin dai tempi di Warp 1.9 con Steve Aoki, ma che ha la forza di conquistare anche le nuove generazioni. Un manifesto che dichiara senza mezzi termini che il rumore non muore mai, si trasforma e continua a correre. E che la musica, quando è autentica, rimane davvero eterna.

Amazon Music Unlimited, tutta la musica che vuoi, dove vuoi, ad altissima qualità!

In qualità di Affiliato Amazon, riceviamo una piccola percentuale dagli acquisti idonei. Usando i nostri link, quindi, non spenderete un centesimo in più, ma contribuirete al mantenimento del sito.

Gli ultimi articoli di Garofalo Massimo

Condivi sui social network:
Garofalo Massimo
Garofalo Massimo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

Articoli: 861