The Anthony’s Vinyls: Like A Fish

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The Anthony’s Vinyls

Like A Fish

(Snakes Studio Roma)

funk, indie-pop, funk rock

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The Anthony's Vinyls- Like A FishDirettamente da Valmontone (Roma) i The Anthony’s Vinyl propongono al pubblico il secondo album Like A Fish, un disco che supera a malapena la mezz’ora, poiché, tra le nove canzoni che lo compongono, raramente si superano i tre minuti di durata; ma quello che in altri dischi potrebbe essere un difetto, dovuto a pigrizia o a mancanza di fantasia, in questo caso non lo è affatto: i brani sono piccoli pezzi strutturalmente essenziali di un insieme musicale che, nel suo complesso, risulta gradevole, ben composto e scorrevole.

Un riff funk ricco di delay apre Chromatic games, traccia energica con giuste dosi di rock delicato e danzante, con qualche rimando agli anni ’70 – ’80. Non troppo pretenzioso ma divertente; un’atmosfera simile la si può trovare nella successiva My sister shouts, brano pieno di ironia che parte con un interessante effetto stereofonico. Come se stesse suonando live, la band pare iniziare a scaldarsi e ad apparire più a suo agio, mostrando belle crescite strutturali e facendo delle ritmiche un solido punto di forza.

Just can’t get enough ha un fascino più anni ’70 e si muove su di un coinvolgente ritmo dance con il quale è davvero difficile restare fermi: il brano è ottimo, trascinante, ben orchestrato ed orecchiabile, mentre Running man (primo singolo tratto dal disco) è un pezzo più lento ma molto tirato “in avanti” con degli interessanti giochi di voce.

La linea intrapresa dal gruppo è pressoché la stessa, ma il loro funk, attraverso un sapiente utilizzo delle strutture, siano esse ritmiche, melodiche o armoniche, rende il disco tutt’altro che noioso, come conferma My body is consumed, brano dall’atmosfera più riflessiva ma non privo di energia.

La title track parte invece con un’atmosfera più pacata, non senza però una buona tensione che permette di non cadere in torpore e di preparare bene l’ascoltatore al dinamico finale, dopo il quale arriva Poppy, brano più duro ma dal sapore abbastanza scherzoso (a tratti sembra la sigla di un qualche telefilm poliziesco degli anni ’80). Bella energia: dopo un paio di ascolti un po’ più sofisticati torna, al momento giusto, la voglia di ballare.

Radio Obession prosegue il discorso del brano precedente, aggiungendo un’atmosfera da folle inseguimento automobilistico in cui l’ascoltatore è ora un fuggitivo e ora uno sbirro, perdendosi tra i riff del basso e delle schitarrate che somigliano alle luci notturne di una metropoli. Splendido anche il lavoro del cantante, che spara melodie somiglianti ad una colonna sonora psycho-radiofonica. Come ormai avrete capito, penso che questo sia decisamente il pezzo più figo!

Chiude il disco The train of their life, ottimo suntoo, ricco di azione, cinismo, energia e, nelle giuste dosi, riflessione…ma ecco che, dopo circa cinque minuti, parte una ghost track quasi completamente strumentale che non è affatto malvagia…solo non si capisce perché sia una traccia nascosta e non una chiusura a parte, non sarebbe stato affatto male…probabilmente hanno avuto le loro ragioni!

Difficile che un po’ di buon funk non piaccia, soprattutto se suonato bene e accompagnato da melodie orecchiabili e ritmi incalzanti; a conferma del mio consiglio di ascoltarlo il fatto che, tolte le cuffie, ho imbracciato la mia acustica e mi sono messo a funkeggiare. Buon ascolto!



 

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