Chiazzetta: I Mostri

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Chiazzetta

I Mostri

(Nextpress)

alternative, punk-rock

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Chiazzetta-I-MostriStorie di vissuto, di sfide quotidiane, di ricordi, di false speranze…in una parola I Mostri, che danno titolo ed argomento al nuovo disco di Gabriele Graziani detto Chiazzetta: un minestrone di generi ed atmosfere che sfocia in una totale follia sonora.

Mi frantumo, brano d’apertura, è una sorta di trash punk di neanche due minuti che, in chiave pessimistica/umoristica, sia dal punto di vista vocale che da quello strumentale, apre il disco in maniera interessante ed è attaccato direttamente al pezzo successivo, I mostri, la cui atmosfera delicata ed acustica si trasforma in una sorta di danza elettronica con atmosfere cantautorali; il risultato è sorprendentemente scorrevole, forse perché l’instabilità musicale rispecchia efficacemente quella interiore del protagonista dei versi.

Ci lotti è un brano piuttosto saltellante costruito su di una base musicale indefinibile, ora techno, ora punk, con un ritmo vocale quasi ska, mentre La guerra è una bella canzone riflessiva ed acustica dalle liriche particolarmente profonde e nella quale i cambi di sonorità lasciano inalterata un’atmosfera tenuta ben salda.

Dopo il bel rock elettronico di Maledetta e la scorrevole Tutto inutile, Libero sembra partire tranquilla per poi riperdersi nella schizofrenia sonora dell’album, diventando un incisivo e forte punk elettronico, sfoggiando una attitudine musicale e vocale che va dai CCCP ai Misfits; la potenza vocale del brano è notevole, anche se a tratti sembra quasi una parodia di Marilyn Manson.

In Un’altra possibilità tornano toni riflessivi non privi di ironia grazie a liriche ben giocate; una logica più o meno simile viene utilizzata nella successiva Se ti rifai, canzone nella quale l’autore gioca più o meno spiritosamente sul tema di un “amore senza silicone” che, in tempi come questi, potrebbe essere una dedica particolarmente azzeccata.

Dopo Gli spiriti, ennesimo brano tranquillo prima ed energico poi, la lunghezza del disco inizia un po’ a farsi sentire, anche se comunque resta un po’ attenuata dalla durata ragionevole delle singole tracce; la successiva Mio padre (Chi è?) , comunque, rimette  in pista Chiazzetta, il quale gioca in maniera decisamente gustosa, divertente e dissacrante sul concetto del “Tu non sai chi è papà!” accompagnato a quello del “Figlio di padre ignoto” mediante l’utilizzo di uno sgangherato accento romanesco.

Ci lotti ancora è un buon solo di piano che sembra voler rimandare ai primi concetti dell’album in maniera più profonda e pacata, mentre Non è reale, un rabbioso punk rock mosso da concetti paranoici e schizzati, fa ben onore al suo titolo.

Sissi è la ballad finale, tutto sommato un buon riassunto: impegnata, spontanea, non priva di una sana ironia.

Senza ombra di dubbio il disco appena ascoltato, come si sarà capito, non è privo di sorprese: i brani, singolarmente, sono buoni. Il vero problema di I Mostri risiede semplicemente nel fatto che, a tratti, questa schizofrenia diventa paradossalmente pedante e ripetitiva. Ci sono dei momenti del disco veramente notevoli, ma forse l’autore farebbe meglio ad utilizzare la sua creatività in maniera più mirata, in modo da offrire musica più scorrevole ed evitando di mostrarsi come un “alternativo a tutti i costi”.

 

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