TesseracT: recensione di Radar

TesseracT - RADAR O.S.T.: la progressive-metal britannica distillata nella sua essenza live; un disco imprescindibile per chiunque voglia comprendere lo stato attuale del progressive metal britannico.

Tesseract

Radar O.S.T.

(KScope)

progressive rock, progressive metal


Quando il progressive metal incontra l’ambizione visiva di un film concerto, il risultato può essere un’esperienza che trascende i confini del formato tradizionale. È esattamente ciò che accade con RADAR O.S.T., la testimonianza sonora dell’esibizione dei TesseracT al Radar Festival 2024 di Manchester, pubblicata da Kscope e destinata a segnare un punto di svolta nella discografia della band britannica.

Questo progetto rappresenta il culmine di un percorso lungo due anni, dove l’ambizione artistica ha superato ogni confine convenzionale. La band, formatasi a Milton Keynes all’inizio degli anni 2000, ha saputo evolversi da pioniera del djent – quel particolare sottogenere caratterizzato da ritmiche sincopate e chitarre accordate in basso – fino a diventare uno dei nomi più rispettati della scena progressive contemporanea.

L’esibizione catturata in RADAR O.S.T. distilla l’energia straordinaria di quella serata in forma puramente sonora, offrendo un documento che va oltre la semplice registrazione live. Si tratta di un’istantanea della band in un momento apicale della propria carriera, di fronte a un pubblico esaurito e con una produzione che eleva il concerto a vero e proprio evento rituale.

Per comprendere appieno l’approccio dei TesseracT, occorre tracciare una mappa delle loro radici artistiche. L’impronta dei Meshuggah è evidente nelle strutture ritmiche complesse e nei poliritmi ossessivi, mentre l’attenzione alle dinamiche e agli spazi rimanda direttamente ai Tool. La componente più strettamente progressive trova invece ispirazione nei Dream Theater e nei Porcupine Tree, con particolare riferimento alla capacità di costruire atmosfere ipnotiche e dilatate.

Ma ciò che distingue i TesseracT è la capacità di fondere queste influenze con una sensibilità melodica più vicina al post-rock e all’ambient, creando un suono che bilancia brutalità tecnica e raffinatezza emozionale. La voce di Dan Tompkins, in particolare, aggiunge una dimensione quasi etera alle composizioni, evitando le tipiche convenzioni del metal estremo in favore di linee melodiche più accessibili e immediate.

Elemento distintivo di questa registrazione è la presenza di Choir Noir, ensemble corale guidato da Kat Marsh, figura già centrale nella realizzazione di War Of Being del 2023. L’aggiunta delle voci corali non è un semplice ornamento ma diventa parte integrante dell’architettura sonora, ampliando la palette timbrica e conferendo alle composizioni una profondità quasi cinematografica.

Questa scelta sottolinea la maturità artistica raggiunta dalla band, capace di integrare elementi apparentemente distanti dal metal tradizionale senza mai compromettere l’intensità e la potenza del proprio suono. Il coro agisce come contrappunto alle chitarre pesantemente distorte, creando contrasti dinamici che mantengono alta la tensione emotiva per tutta la durata dell’esecuzione.

Dal punto di vista tecnico, RADAR O.S.T. rappresenta un esempio notevole di come una registrazione live possa raggiungere standard qualitativi paragonabili a quelli da studio. La separazione degli strumenti è cristallina, permettendo di apprezzare ogni singolo dettaglio: dalle chitarre a sette e otto corde con le loro accordature ribassate, al basso che funge da collante ritmico, fino alla batteria che alterna groove matematici a esplosioni di potenza.

La dinamica è gestita con sapienza, evitando la compressione eccessiva che spesso affligge le produzioni moderne. Gli ambienti sono ben definiti, con un riverbero naturale che restituisce l’atmosfera del palco senza risultare invadente. Particolare attenzione è stata dedicata al missaggio delle voci, sia lead che corali, integrate perfettamente nel tessuto strumentale senza mai sovrastarlo o esserne sovrastate.

La scaletta attraversa i momenti salienti della carriera dei TesseracT, con particolare enfasi sul recente War Of Being ma senza trascurare i classici che hanno definito la loro identità. Natural Disaster apre con il suo incedere ipnotico, stabilendo immediatamente il clima di tensione controllata che caratterizzerà l’intera performance.

Brani come Nocturne e Legion dimostrano la capacità della band di costruire climax emotivi attraverso l’accumulo progressivo di layer sonori, mentre Concealing Fate Part One Acceptance riporta alle radici del loro suono, quando il djent era ancora una frontiera da esplorare. La chiusura affidata a War Of Being rappresenta il perfetto culmine di un percorso che bilancia complessità tecnica e impatto emotivo.

Uno degli aspetti più interessanti di RADAR O.S.T. è la sua capacità di risultare accessibile anche a chi non mastica quotidianamente progressive metal, pur mantenendo quella densità compositiva che appaga gli ascoltatori più esigenti. Le melodie vocali fungono da filo conduttore, guide attraverso labirinti ritmici che potrebbero altrimenti risultare impervi.

La band ha imparato a dosare momenti di intensa complessità tecnica con sezioni più dirette e immediate, creando un flusso narrativo che mantiene alta l’attenzione senza mai risultare estenuante. È un equilibrio difficile da raggiungere, che testimonia una maturità compositiva conquistata attraverso anni di sperimentazione e raffinamento.

RADAR O.S.T. si configura come documento imprescindibile per chiunque voglia comprendere lo stato attuale del progressive metal britannico. Va oltre la semplice testimonianza di un concerto per diventare manifesto artistico, dimostrazione di come una band possa spingere i confini del proprio genere senza perdere identità o compromettere l’accessibilità.

Per i fan di lunga data rappresenta la celebrazione di un percorso artistico coerente e sempre in evoluzione. Per i neofiti offre un punto d’ingresso ideale, catturando l’essenza dei TesseracT nel momento di massima espressività. La dimensione live aggiunge quell’elemento di imprevedibilità e urgenza emotiva che spesso manca nelle produzioni da studio, rendendo questa versione della loro musica particolarmente coinvolgente.

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Garofalo Massimo
Garofalo Massimo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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