Talk to Her
Pleasure Loss Desire
(Shyrec/Icy Cold Records)
post-punk, new wave, alt rock
Ogni santo giorno, per lavoro e per diletto, ascolto un numero esagerato di dischi, alcuni gradevoli, altri assolutamente trascurabili, di quelli che per intenderci non aggiungono e non tolgono una virgola al mio bagaglio esperienziale ed emotivo, sempre più di rado mi capita invece di rimanere incollata all’ascolto e per questo, quando accade, sono quasi tentata di accendere un cero alla Madonna (come si dice nella mia amata/odiata terra d’origine).
Il piccolo miracolo si è appena compiuto, proprio mentre scrivo scorrono infatti senza soluzione di continuità, le note di Pleasure Loss Desire, il nuovo, mirabile album dei Talk to Her su Shyrec/Icy Cold Records.
Dieci tracce strepitose, una più bella e centrata dell’altra, capaci di ricamare un lavoro d’insieme praticamente perfetto.
Il disco, coprodotto e registrato da Maurizio Baggio (The Soft Moon, Boy Harsher), attraverso testi profondi e suggestioni sonore che cambiano di volta in volta pur mantenendo un fil rouge chiaro e costante, raccontano l’abisso del distacco, con tutte le contraddizioni del caso, in una continua, letale altalena tra piacere (il bene) e perdita (il male).
Risucchiati in un turbine di solitudine e introspezione, in un mondo che non rispecchia più quel che vorremmo essere, l’abisso diventa il luogo di rifugio ideale mentre il distacco si trasforma in salvifica protezione contro la sofferenza.
Il dualismo distacco/alienazione domina incontrastato per tutto il viaggio, ogni brano racconta emozioni intime e profonde, il desiderio sfocia nel dolore, nella nostalgia, nella paura, i momenti di calma fanno da contraltare alle esplosioni emotive, lucidità e oblio si alternano tenacemente alla ricerca di un equilibrio stabile, universale protagonista la fragilità di quanti vivono un’epoca come la nostra, segnata dall’incertezza e dal continuo cambiamento.
Pur rimanendo ancorato ad affascinanti vibrazioni wave, Pleasure Loss Desire è uno strepitoso concentrato di post-punk contaminato da incursioni post rock e alt rock degli anni a cavallo tra i novanta e i duemila, i Talk to Her esplorano senza paura nuove sonorità, le tematiche legate alla sfera emotiva e passionale sviscerate nel debut album, Love Will Come Again, lasciano spazio all’afflizione e al conseguente disorientamento, per questo il sound e perfino la voce si fanno più freddi e aggressivi.
Dyve e PLD, primi due singoli estratti chiariscono da subito l’incontrovertibile valenza dell’album, il primo, hit single per eccellenza si poggia su un basso portante e deflagrazioni a dir poco clamorose, il secondo sfodera un ritmo martellante ed ipnotico che accoglie con grandiosa precisione la voce baritonale e gigiona à la Gahan, stesso dicasi per Another Life, morbida e dissonante al tempo stesso.
Incenerita in un incredibile loop elettronico, Surface incanta in particolar modo per le superlative linee vocali, Someone Else e In Echoes viaggiano su ritmi serrati e massicci mentre The Half Light si muove tra contorsioni magnetiche e stop and go da manuale.
Difficile descrivere le sensazioni provate con la splendida No Sound Remains, ballad strappacuore, nostalgica e incazzata, un piccolo capolavoro che suona quasi come un grido d’aiuto, il tentativo di espellere scorie emotive tenute dentro per troppo tempo, la dissolvenza noise in uscita fa pensare ad un to be continued, magari in un’altra dimensione.
La chiusura è affidata alla più sintetica Silver Waves, sospesa, onirica, dilatata e sognante ma è la traccia d’apertura, Waterfall a farmi davvero vacillare, in tutti i sensi, storta e inquietante nell’incedere iniziale, torbida e cupa anche nel proseguo, macilenta e oscura in ogni dettaglio, gli echi shoegaze danzano attorno alle note con estrema eleganza e solo quando entra in scena la voce si insinua un velo di commozione che rende il tutto di una bellezza disarmante.
Il sound internazionale, l’assoluta coesione tra musica e testi, l’energia e la potenza di alcune tracce vs la delicatezza infinita di altre, l’ispirazione tangibile, l’emozione palpabile ed altre mille sfumature essenziali fanno di Pleasure Loss Desire un disco davvero impeccabile.
“La musica è il nostro rifugio, l’abisso dove possiamo respirare, la realtà dove troviamo noi stessi” dichiarano i Talk to Her, senza dubbio una delle band più interessanti e talentuose del momento.
https://www.instagram.com/talktoherband/
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