Speedy Peones
Karel Thole
(Cd, Shyrec / Tornado Ride)
indie-rock, post-punk
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Gli Speedy Peones sono una band decisamente particolare, a cominciare dal titolo del loro primo album. Lo so, in genere si usa la parola “particolare” come eufemismo per dire che qualcosa ci fa schifo. Ma non è questo il caso, ve lo assicuro.
Dopo una serie di demo e di anni passati a calcare palchi in giro per il paese, pubblicano la loro opera prima, Karel Thole, che prende il nome dall’illustratore olandese con cui i nostri condividono la passione per la fantascienza, alla base dei loro testi visionari. Roma dà il via a quel vortice nel quale, volente o nolente, mi trovo intrappolata: c’è la psichedelia velata di spunti elettronici delle band ‘70s, mescolata all’energia e alla spensieratezza tutta rock’n’roll degli Arctic Monkeys degli esordi, veicoli espressivi di un cantato ipnotico, quasi urlato, alla Jim Morrison (sfortunatamente per loro, però, non sempre chiaro e diretto).
La curiosità si impossessa di me e non posso far altro che rimanere incollata all’iPod per terminare l’ascolto. Processo per altro abbastanza rapido, data la brevità (talvolta estrema) delle tracce. In Mafia la musicalità tende al rock più spinto e assume sfumature hardcore; in Cinebrividus il basso dominante riporta la mente a pezzi anni ’80 stile Kraftwerk, memoria che prende formata concreta in Die neue Kindheit, con la sua elettronica da tastiere Bontempi.
Noise e distorsione fanno capolino in pezzi strumentali come Volture Tempo, per lasciare il posto al post-punk con virate leggermente prog degli ultimi tre brani. Per finire così, con lo stesso stupore e la stessa immediatezza con cui quest’album è iniziato, dopo una spicciolata di tracce che presentano un gruppo ha saputo dare vita a un mix di sonorità disparate, ma ben lungi dall’essere una semplice accozzaglia di suoni.
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