Sofia Härdig
Lighthouse of Glass
(Bark At Your Owner/Icons Creating art)
alternative rock
A qualcuno il nome di Sofia Härdig potrebbe suonare sconosciuto, addirittura alieno ma è davvero un gran peccato perché la cantante svedese rappresenta un unicum nel panorama internazionale, il suo è infatti un mix esplosivo di alt rock con suggestioni post punk e goth (pur se solo nell’intenzione) costruito su una strabiliante estensione vocale messa al servizio di interpretazioni carnali unita ad una modalità di scrittura innovativa anche se per certi versi legata alla tradizione propria del songwriting.
Sin dall’infanzia, la Härdig ha dimostrato una grande sensibilità musicale, è stata ed è ancora una sperimentatrice, un’artista che ha sfidato e tuttora sfida ogni confine prestabilito trasformando i suoni quotidiani in straordinarie espressioni artistiche, una musicista talmente originale che per scrivere le sue canzoni non si è mai accontentata degli strumenti comuni ma ha spesso utilizzato fonti sonore non convenzionali come ad esempio motori di aspirapolvere, automobili e barche, cantare sopra gli elettrodomestici e martellare su un antico pianoforte non accordato ha segnato il suo peculiare percorso creativo che nel tempo le ha fruttato il plauso della critica, una nomination come compositrice dell’anno in Svezia e il riconoscimento di artisti leggendari come Stevie Jackson dei Belle e Sebastian e alcuni membri dei Sonic Youth.
Dopo alcuni singoli di successo, Sofia Härdig torna al grande pubblico con Lighthouse of Glass, atteso nono album in studio su Bark At Your Owner/Icons Creating art, che sonda e scandaglia i lati più oscuri dell’animo umano, dell’amore e del sesso.
Il disco si presenta come un portale dietro il quale si celano tante affascinanti storie inedite, ogni componimento cristallizza un preciso istante vissuto negli ultimi due anni di isolamento artistico. “Ho scritto in solitudine, per quasi due anni. Ho letto molto, scritto molto e registrato più di cento canzoni, mi trovavo nella caverna della scrittura”, racconta Sofia, un periodo intenso culminato in quello che potremmo definire il suo lavoro più intimo ed ambizioso, almeno fin qui.
Lighthouse of Glass, che vede al mixaggio il premiato Grammy Nille Perned, vanta un impressionante gruppo di collaboratori, tra cui Victor Brobacke al trombone e Sara Edin al violino, Bebe Risenfors (noto per il suo lavoro con Tom Waits ed Elvis Costello) e alcuni tra i migliori musicisti svedesi come i chitarristi Robert Johnsson (Robert Johnson and the Punchdrunks) e John Essing (Bob Hund).
Le dieci tracce incluse sprigionano tutta la potenza evocativa della sua magnifica voce, calda, oscura, imponente, a tratti perfino mascolina (e per quanto mi riguarda è un grande complimento) evidenziando al contempo il suo tocco magistrale come produttrice e come autrice, ogni canzone rappresenta quella che Härdig descrive come “la punta dell’iceberg di un lungo lavoro sui testi, spesso un romanzo o un racconto breve costruito in solitudine”, processo partito dall’affissione di immagini e frammenti di testi sul muro proseguito con la composizione di suite epiche dalla durata immane e concluso con la distillazione della loro essenza riportandole quindi nei tempi ideali: “Penso e spero che ascoltare sia come immergere le dita dei piedi in questi diversi frammenti di mondi che esistono sotto la superficie”.
Parliamo di sole ballad più o meno dinamiche ma sempre di grande impatto emotivo, si passa dal pianoforte meditabondo di Pale Fire alla chitarra di Lighthouse of Glass catturata in un momento di improvvisazione e rimasta immutata fino alla fine, passando per le più aggressive April e Kingdom Come che mi ha riportato alla mente le produzioni più illuminate di Nicolette Larson.
Ma i momenti davvero rimarchevoli vanno ricercati negli episodi più intensi e dilatati dove il canto diventa opera d’arte, parlo dei toni oscuri di Collision, dell’accattivante sapore jazz di Thursday Morning in Bloom, della torbidezza di Crown fino al capolavoro Strange Race, immersa in una orchestrazione magica punteggiata dai suoni onirici del violino.
Con Lighthouse of Glass, Sofia Härdig aggiunge un altro importante tassello alla sua lunga ed onorata carriera che, sono certa, ci regalerà ancora grandi emozioni.
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