Savalas: Plastic Pills for Happy Passengers

Dall'Umbria agli USA con ardore, per riprendere la lezione del grunge a portarla a nuova vita. Sarà vera gloria?

Savalas

Plastic Pills for Happy Passengers

(Cd, Altipiani, 2008)

grunge

6/10

Il Savalas del moniker della band umbra è proprio lui, l’indimenticato attore di origine greca che ha dato il volto a Kojak, il poliziotto con la pettinatura a palla da biliardo.

L’ironia dei “nostri”, però, finisce qui. Il loro Plastic Pills for Happy Passengers fa invece piuttosto sul serio nel riprendere le fila del discorso grunge proprio là dove s’era interrotto.

I Savalas hanno imparato a memoria la lezione dei Candlebox, più che degli Alice in Chains, ovvero proporre un sound grunge per vestire melodie che spesso flirtano col pop.

Il risultato finale ha già fatto guadagnare ai Savals parecchia attenzione nei paesi anglosassoni, ma a noi non ci esime da rilevare come Plastic Pills for Happy Passengers è sì un disco ben suonato, ma eccessivamente derivativo e con una carica emotiva che va drasticamente a scemare nella seconda parte dell’album.

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Massimo Garofalo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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