Rodrigo Amarante: recensione di Drama

Il polistrumentista carioca Rodrigo Amarante con Drama dà continuità al suo elegante, sentimentale, nostalgico, malinconico, onirico e multiforme perimetro poetico e sonoro.

Rodrigo Amarante

Drama

(Polyvinyl)

fusion, bossanova, afro-beat, folk rock, soul, samba,

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Rodrigo-Amarante-recensione-drama-2021Con alle spalle una lunga militanza nei Los Hermanos, band di culto per la scena brasiliana, Rodrigo Amarante de Castro Neves (di Rio de Janeiro ma di stanza a Los Angeles), dopo aver pubblicato il suo esordio solista (Cavalo) ed essersi fatto conoscere dal grande pubblico con il famoso brano Tuyo, tema principale della serie Netflix Narcos, manda alle stampe il suo secondo album intitolato Drama, composto da 11 canzoni inedite e anticipato dall’uscita dei singoli I Can’t Wait e Maré.

La gestazione del nuovo disco, tra registrazione e scrittura, ha avuto inizio nel 2018, durante una session di Rodrigo insieme alla sua band abituale che vede Lucky Paul Taylor alla batteria, Todd Dahlhoff al basso, Andres Renteria alle congas e Amarante alla chitarra, ed è proseguita per tutto il 2019, per poi subire una battuta d’arresto a causa dell’arrivo della pandemia.

Drama è un disco dal taglio poliedrico e cinematografico, con il quale Amarante, mettendo insieme canzoni rispolverate da vecchi cassetti del passato e altre nuove di zecca (grazie anche all’isolamento per lockdown), rielabora il suo linguaggio narrativo nel tentativo di dare nuova forma alla tradizione antica che permea la sua musica, riuscendo ad alternare e mescolare, sempre con tenore bilanciato e raffinata sensibilità, un certo intimismo lirico e concettuale a una inquietudine teatrale dal sapore pirandelliano e a momenti acustici più vivaci e frizzanti.

Il 44enne polistrumentista carioca Rodrigo Amarante (soprannominato il Julian Casablancas di Copacabana), con questo sequel discografico, dà continuità al suo elegante, sentimentale, nostalgico, malinconico, onirico e multiforme perimetro poetico e sonoro, contraddistinto dalla naturalezza del suo inconfondibile guanto timbrico, profondo, sensuale, languido, misterioso e a tratti quasi svogliato (quando in lingua madre, quando in francese e in inglese), assieme al suo sguardo trasognato e ad una riconoscibile spensieratezza da navigato chansonnier cosmopolita.

Rodrigo Amarante, poggiando sugli elementi che gli sono ormai familiari, e forte dell’esperienza pregressa in progetti paralleli quali Orquestra Imperial e Little Joy (con Fab Moretti dei The Strokes), ha voluto riabbracciare l’espressione stilistica intrapresa già qualche anno fa con il debutto solista, nell’intento di contaminare quella che è la saudade armonica delle strade di Copacabana a una desinenza più ampia del suo universo cantautorale ed emozionale, asciugandone la parte più umida e calligrafica.

Si va dalla foschia bucolica di paesaggi radioheadiani alle melodie carezzevoli, accattivanti, vellutate e amabilmente ipnotiche alla Mac DeMarco (da notare la similitudine tra il cinguettio di uccellini del brano Preoccupied del performer canadese e il cinguettio presente nell’intro di I Can’t Wait di Rodrigo Amarante), passando attraverso morbide e fumose linee di sax, svisate soul funky stonesiane e ballad folk rock di rimando californiano, annaffiando il tutto con cocktail di caipirinhe e con l’effetto rapimento dovuto alle caratteristiche nenie brazileire e a quella magia latinoamericana che rimanda agli arpeggi luccicanti dei Maná, aprendosi ai tiepidi percussionismi solari del fado portoghese, alle vibrazioni catchy dei The Strokes e a certe atmosfere esotiche di stampo vintage alla Joao Gilberto.

Contestualizzando le dinamiche drammatiche e assurde della contemporaneità, in cui è sempre più difficile distinguere verità e finzione, tra storie d’amore, passioni, sogni d’infanzia, delusioni e inganni, Rodrigo Amarante, nell’anima spirituale di Drama, invita a riflettere e ad esplorare, come un personaggio in cerca d’autore, i meandri della nostra identità, a scavare nei substrati delle nostre convinzioni e contraddizioni, analizzando ciò che ci hanno detto di essere, ciò che realmente siamo e quelle radici da cui è impossibile prescindere, continuando a rincorrere nel valore terapeutico dell’arte insegnamento e catarsi, al fine di crearsi una bolla ad hoc per proteggersi dagli accadimenti della quotidianità.

Un’allegria e una leggerezza che, come un velo di glassa trasparente, ricoprono quella vena di oscurità e irrequietezza che pervade pressoché tutti i pezzi di Drama, quasi a voler sottolineare, da parte di Rodrigo Amarante, con intensità ma senza alcun stupore, la vulnerabilità e la solitudine di certe luci mondane; bagliori che si accendono e si spengono in brevissimo tempo, svelando la caducità e la sostanza effimera della vita e del destino, accostati entrambi alla proverbiale metafora della marea e alle sue onde di risacca, che si allungano e si ritraggono su crepuscoli e tramonti immaginari o reali, al termine di un sogno che coincide con il risveglio dell’estate.

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Andrea Musumeci
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