Robert Plant: Band of Joy

Più passa il tempo, più il cantante dei Led Zeppelin trascorre la sua vita a cercare e cantare canzoni del suo passato, in cerca delle sue radici. Che da buon inglese, trova nella parte più profonda degli Stati Uniti

Robert Plant

Band of Joy

(CD, Decca)

rock, country

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Robert Plant- Band of JoyOgniqualvolta mi trovo di fronte ad un disco fatto per più del 90% di cover mi assilla un dubbio. Come lo devo affrontare? in quale spirito di ascolto? perché mille e mille sono le ragioni per le quali un artista si mette nello stato mentale di fare un disco di canzoni di altri: crisi compositiva, espressione di riconoscenza verso un genere o un autore, sperimentazione.

Credo che con Band of Joy di Robert Plant siamo di fronte al caso “ricerca antropologica sulla musica americana che mi piacerebbe cantare”, cioè un incrocio tra espressione di ricerca e sperimentazione. In realtà molti episodi non si discostano molto dalle loro versioni originali, se non per il formidabile calore della voce del cantante inglese e per arrangiamenti un po’ più pieni, ma si tratta di poca roba, non ci sono canzoni stravolte radicalmente. Anche il nuovo brano, di Robert Plant e Buddy Miller, Central two-o-nine, sembra una cover, infatti c’è chi lo attribuisce a Lightnin’ Hopkins, e potrebbe anche essere, io però non ho trovato la versione originale.

Ci sono canzoni dei Los Lobos, di Richard Thompson, dei Low, Barbara Lynn, dei Kelly Brothers ed altri, oltre a canzoni tradizionali, che coprono un arco di tempo ampissimo. Tutte magnificamente interpretate, suonate, registrate, arrangiate, mixate, insomma fatto tutto magistralmente. Infatti, più che di cover parlerei di interpretazioni, la differenza? è sottilissima.

Il mio brano preferito è sicuramente House of Cards di Richard Thompson, forse il più vicino allo stile zeppeliniano, ma è solo una mia impressione, ed anche le canzoni dei Low (Silver Rider e Monkey), mi hanno particolarmente affascinato e penso che mi riandrò a riscoprire gli album originali della band del Minnesota. Carine, non di più, You can’t buy my love e Falling in love again, due canzoni che non hanno niente a che vedere con Beatles, Bacharach o Elvis.

Allora qual’è il valore aggiunto di questo disco? cos’ha di particolare tanto da renderlo necessario? niente, e ciò no toglie che sia un disco bellissimo, ma che non aggiunge niente di importante alla storia dei brani interpretati. Un disco per chi ama in maniera viscerale la voce di Robert Plant. Alzi subito la mano chi non la ama.

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Antonio Viscido
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