Galapaghost: Runnin’

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Galapaghost

Runnin’

(CD, Lady Lovely)

rock

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Galapaghost- Runnin'Galapaghost si chiama in realtà Casey Chandler ed è giovanissimo. Nasce vicino Woodstock, e vive in Texas. Forse, per queste ragioni, nella sua musica c’è tutta l’America, vecchia e nuova. O almeno, tutta quella che la sua giovane età e le radici territoriali possono averlo influenzato.

Assomiglia ad un piccolo Matt Damon ed è simpatico in maniera naturale. Ha realizzato Runnin’un disco di dodici canzoni, dai toni estremamente gentili e solari nonostante i testi siano permeati di un pessimismo cosmico, alle volte apparentemente esagerato, ma ognuno ha il suo vissuto, per cui, bisogna credergli. Il disco esce grazie ad una etichetta tutta italiana: la piemontese Lady Lovely.

Oltre ad avere un ottimo senso musicale, delle belle melodie, usa le parole in maniera egregia, con stile e se ne deve essere accorto anche John Grant, che ha fatto della parola la sua forza principale, tanto che John stesso gli ha chiesto di fargli da apertura in buona parte del suo tour americano. Non solo, se per caso siete degli spettatori di Jools Holland e del suo bellissimo spettacolo televisivo Later with…, forse non ve ne sarete accorti, ma è Casey che suona il pianoforte mentre John Grant canta Marz.

Le prime quattro canzoni sono ottime, perfettamente calibrate, da Runnin’ a Rise & Fall, poi un paio di piccoli scalini con Truman e Don’t Go Break My Heart, che forse sono importanti per Casey, ma che non dicono tantissimo: musica semplice semplice e testi un po’ debolucci. Anche la seguente You Are All I Need rischia la banalità, ma la salva il ritmo e l’aria country che la rende fresca nonostante il solito amore difficile da riconquistare.

Nella seconda parte il disco si riprende alla grande con Beauty of Birds, valido sia interpretato come simbolico che come pura descrizione di un volo di uccelli.

Curiosa Disintegration che nulla ha musicalmente a che vedere con i Cure, se non per la tecnica adottata da Casey per cantarla, ovverosia come Fire in Cairo degli stessi Cure, facendo lo spelling delle parole che compongono la canzone. L’album si chiude con una picola perla che John Grant stesso avrebbe potuto cantare, malinconica e pessimista. Pessimista, se il desiderio è fine al desiderio stesso e basta.

Da ascoltare con attenzione.

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