Richard Barbieri: Intervista e recensione di Stranger Inside

L'attuale tastierista dei Japan presenta il suo nuovo lavoro solista ai lettori di Rock Shock e soddisfa molte curiosità sia sul suo Cd, sia sul suo personalissimo modo di affiancare analogico e digitale. Stranger Inside è un disco diviso tra atmosfere rilassanti e suoni inquietanti, un lavoro di spessore, raffinato e ricercato. E con una lunga lista di ospiti, la "famiglia allargata" del tastierista dei Porcupine Tree, nonché dei seminali e compianti Japan

Gentile, disponibile e spiritoso. Così s’è dimostrato Richard Barbieri alle nostre domande.
Confesso che quest’intervista l’ho fatta con una certa emozione. Non capita mica tutti i giorni di avere sotto mano una delle legende viventi delle tastiere!

RockShock. Stranger Inside è appena uscito. Vuoi presentarcelo?

Richard Barbieri. Certo … rullo di tamburi … signore e signori … ecco a voi Stranger Inside. Seriamente parlando, è il mio secondo album solista, registrato durante le notti dell’ultimo inverno, quindi è piuttosto scuro! L’album è principalmente un lavoro introspettivo su alcuni miei demoni interiori e un tentativo di dargli una “voce musicale”. Segna anche il ritorno a certe atmosfere e temi musicali che mi avevano interessato negli anni scorsi..

RS. Se provo a definire Stranger Inside come “un oscuro ponte tra passato e futuro della musica e il passato e il futuro di Richard Barbieri” saresti d’accordo?

R.B. Sì, ci sono alcune piccole indicazioni sulle direzioni che la mia musica potrà prendere in futuro, ma anche molte influenze orientali e arabe, insomma quelle che ho usato ai tempi dei Japan.

RS. Stranger Inside: a cosa si riferisce il titolo?

R.B. Si tratta di una parte della mia personalità e di un essere che vi alberga, del tutto alieno a me.  Una persona che ho dentro e che non riconoscono.

RS. Ci sono un sacco di ospiti nel CD. Ce ne vuoi parlare?

R.B. Vi suonano Gavin Harrison e Danny Thompson alla batteria e al basso acustico. Steve Jansen ha mixato l’album ha contribuito all’arrangiamento di alcune canzoni; inoltre ho usato le trame vocali di Tim Bowness e Suzanne Barbieri.

RS. A proposito delle voci: sono campionate e assolutamente non naturali. Come mai questa scelta?

R.B. Sì. Volevo il suono e la sensazione delle voci, ma volevo assolutamente che il testo cambiasse anche minimamente il significato dei brani. Quindi ho usato vari campioni da Tim e Suzanne e li ho manipolati, invertiti, e spostati in modo tale da farli funzionare come puro suono. Mi sembra che quello che ne ho ricavato si accordi molto bene con il suono delle mie tastiere.

RS. Probabilmente ne hai già parlato un sacco di tempo, ma …. per quanto riguarda i tuoi strumenti … in che rapporto usi tecnologie digitali e tastiere analogiche? E dal vivo usi anche i computer?

R.B. Di recente ho lavorato molto di più con il digitale, vari software e strumenti virtuali (sappiamo che Richard usa il software Reason, ndr). Ho usato le tastiere analogiche per un sacco di tempo e mi trovo molto a mio agio con loro, quindi … stavolta ho voluto sfidare me stesso e vedere di ricavare qualcosa di interessante dal digitale. Sia dal vivo sia in sala di registrazione ho sempre con me alcuni sintetizzatori analogici, fianco a fianco con macchine digitali di ultima generazione. Per il mio prossimo progetto in studio, però, credo che mi dedicherò solo a vecchi apparecchi analogici, dato che mi manca la qualità di quel tipo di suono.

RS. In ottobre sarai ancora in tour con i Porcupine Tree. E dopo? Sarà l’ora di un tour da solista?

R.B. Nel breve tour di ottobre i Porcupine Tree registreranno un DVD dal vivo. Quanto ai miei concerti da solista … non sono sicuro che sia una buona idea, ma forse potrebbe essere interessante allestire un set da 30 o 40 minuti.

RS. Questa intervista è qualcosa di speciale per me, dato che sono un tuo fan sian dai tempi dei Japan. Lasciami quindi salutarti con complimenti più sinceri per quest’album e per tutta la tua carriera.

R.B. Grazie per le belle parole.

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Richard Barbieri

Stranger Inside

(Cd, KScope/Audioglobe, 2008)

ambient, post-progressive

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Sembra strano, ma Stranger Inside è solo il secondo album solista di Richard Barbieri. Il tastierista degli indimenticati Japan e l’attuale alchimista sonoro dei Porcupine Tree ha infatti fatto altre sortite fuori dalle sue band di elezione (i Japan e i Porcupine Tree, appunto), ma sempre come ospite di dischi di altri (fra cui ricordiamo la spettacolare collaborazione con i No-Man e col suo cantante Tim Bowness) o a firma Jansen & Barbieri, dividendosi quindi le responsabilità equamente.

Steve Jansen (Japan, Nine Horses) c’è anche stavolta, ma appare solo al mixer e come co-arrangiatore. E c’è anche la sua famiglia allargata, musicalmente parlando. Troviamo infatti Stewe Wilson (Porcupine Tree) in azione al mastering, Gavin Harrison (Porcupine Tree) alla batteria, Danny Thompson al doppio basso (Nick Drake, T Rex, Kate Bush), Suzanne Barbieri e Tim Bowness (No-Man) intervengono con le loro voci, ma sono quasi irriconoscibili, dato che sono stati campionati per trasformare il loro lavoro in puro suono. Un altro nome dal sapore italiano e un’altra vecchia conoscenza di chi è avvezzo all’universo dell’albero del porcopsino è la coppia Carl Glover e Luigi Colasanti, responsabili della grafica e dell’artwork.

Esaurita la lunga lista dei credits, passiamo alla musica. Che è ottima e di spessore, raffinata e ricercata, sperimentale senza rinunciare ad essere sempre godibile. In pratica una evoluzione della musica con cui Barbieri ci ha deliziato con Jansen o nelle sue schegge sparse nelle tante collaborazioni e/o sotto le tantissime sigle che l’hanno visto impegnato negli ultimi vent’anni.

Ecco allora che gli appassionati di alchimie elettroniche troveranno pane per i loro denti, ma anche gli amanti degli andamenti krauti e progressive non rimarranno certo a bocca asciutta. Chi si avvicina a Barbieri per spirito d’elezione/affiliazione con la famiglia Japan (riunita o transfuga nei vari incroci solisti), anche qui avrà pane per i suoi denti.

Quello che però più conta è come Richard Barbieri sia riuscito a gettare un vero e proprio ponte tra passato e futuro, ovvero a seminare Stranger Inside di innumerevoli tracce che lo rendono “figlio naturale” del passato del suo autore, ma anche e soprattutto di tantissimi spunti che rivelano quello che potrebbe essere il futuro della musica di Barbieri (da solo o nei PT, poco importa), ma che comunque rappresenta il suo presente, qui e ora.

Pippe mentali a parte, Stranger Inside è un album oscuro, spesso cinematico, diviso tra atmosfere rilassanti e suoni inquietanti, non fatto e pensato per sonorizzare un ambiente, ma per costruirne uno e catapultarvi dentro il suo ascoltatore, che si troverà sballottato in vero e proprio trip di emozioni differenti. E che, come ogni droga che si rispetti, può presto produrre dipendenza.

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Massimo Garofalo
Massimo Garofalo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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