Xabier Iriondo: Irrintzi

Profonde sonorità remote e alcune cover rivisitate con gli amici: il chitarrista degli Afterhours rivela nel suo disco solista il suo lato sperimentale dominato dagli strumenti della tradizione basca

Xabier Iriondo

Irrintzi

(Cd, Wallace/Phonometak/Santeria/Long Song/Brigadisco/Paintvox, 2012)

indie rock

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In lingua basca Irrintzi rappresenta “un urlo stridente, sonoro e prolungato, di un solo fiato”. E’ questo il titolo del primo disco di Xabier Iriondo, chitarrista e fondatore di Afterhours, Six Minute War Madness e No Guru, pubblicato sia su CD sia su doppio vinile. Non vorrei raffreddare l’entusiasmo dei fans della band di Agnelli che, di fronte alla notizia di questa uscita, si aspetterebbero le canoniche canzoni strofa-ritornello-assolo noise, ma chi conosce la storia di Iriondo sa che bisogna andarci coi piedi di piombo.

In questo disco Xabier elabora infatti alcune sperimentazioni sonore traendo l’ispirazione dalle radici basche tramandate da suo padre, Karmel Iriondo Etxaburu. Questa ricerca musicale lo ha portato a incidere nove brani di suoni sporchi e dissonanti attraverso non solo la sua chitarra, ma soprattutto facendo un utilizzo smodato di diversi strumenti della tradizione popolare basca come il txistu, il tum-tum e la alboka, veri protagonisti di questo album. C’è spazio anche per un Mahai Metak, un cordofono creato da Iriondo stesso, che nel brano Gernika Eta Bermeo accompagna la voce narrante del padre nel racconto in lingua basca sul bombardamento di Guernica durante la Guerra Civile Spagnola.

Non mancano i contributi artistici al disco. Manuel Agnelli, Giorgio Prette e Roberto Dell’Era sono presenti nell’ultimo brano, Cold Turkey di John Lennon. Paolo Tofani (Area) e il sassofonista Gianni Mimmo danno vita alle sonorità indiane de Il Cielo Sfondato. The Hammer è una nota cover dei Motorhead rivista con gli Ovo. Un’altra cover fatta e pezzi da Iriondo è Reason To Believe di Bruce Springsteen tratta da Nebraska, cantata da Paolo Saporiti.

Xabier ci fa conoscere anche l’arte di Francesco Currà, “poeta di fabbrica” degli anni 70, con il tormentato e ironico brano Preferirei Piuttosto, provando poi a fonderlo in un medley a Gente Per Bene Gente Per Male di Lucio Battisti. Non c’è un convulso movimento sonoro in quest’opera, perché ascoltando tutto con attenzione il materiale sembra invece ben disciplinato e composto.

Chiaramente non ci aspettavamo un album commerciale, qui tutto è limato da una autentica deriva sonora destrutturata che renderà questo lavoro un album di nicchia forse troppo ristretta, che non mancherà tra i collezionisti più sfegatati. Xabier è un performer che se ne frega di piacere a tutti i costi e ha preferito rivelare al pubblico questo suo profilo aperto a formule asincrone, lavorando con strumenti a corda capaci di dare un taglio aggressivo alle canzoni, annoverandolo tra gli sperimentatori più autorevoli di questo Paese.


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