Ugo Fagioli: la recensione di Respira

Respira è il disco di debutto di Ugo Fagioli: un concept album, un progetto in cui la componente cinematografica gioca un ruolo essenziale quanto quella musicale.
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Ugo Fagioli

Respira

(Muki Edizioni)

rock, blues

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Ugo Fagioli recensione Respira Respira è il disco di debutto del cantautore romagnolo Ugo Fagioli, una sorta di concept album in cui si racconta una storia realmente accaduta. Respira, però, non è solo un disco, ma un progetto artistico ben più ampio, in cui la componente cinematografica gioca un ruolo essenziale quanto quella musicale.

La narrazione dell’album avviene infatti attraverso nove episodi video che rappresentano le canzoni del disco: una vera e propria webserie realizzata da Tucano Island in collaborazione con Emilia-Romagna Film Commission, il cui filo conduttore è il “ritorno a respirare”.

La webserie, pubblicata online sul canale YouTube dell’artista a partire dal mese di ottobre con cadenza settimanale, ha di fatto anticipato l’uscita del disco svelando l’intera tracklist in assoluta anteprima.

Da un punto di vista strettamente musicale il lavoro spazia tra chiavi acustiche che strizzano pesantemente l’occhio al blues. Ci sono elementi quasi funkeggianti che riportano indietro con la mente agli anni ottanta (Dimenticare), ma la lettura da dare a questo disco è quella legata a certe sonorità acustiche che in America e nel paese del tricolore hanno trovato in Myles Kennedy (si, proprio quello degli Alter Bridge) e Max Zanotti degli ambasciatori credibili e dal talento inimmaginabile.

Fagioli si muove su queste direttive, disegnando degli affreschi che si coniano benissimo con il formato colonna sonora.

In realtà le canzoni non mancano.

Ci sono e restano in piedi da sole, perché sono scritte con gusto e con la giusta creatività.

Magari non ci sarà spazio per il singolo radiofonico che possa entrare in heavy rotation, ma esiste una qualità che va oltre il compitino e la banale sufficienza.

Questo disco si ascolta che è un piacere e ha delle venature melodiche che si apprezzano con il passare del tempo. Quello che piace è che si è consapevoli che gli ascolti ti regalano sempre delle sorprese che in precedenza non si era stati in grado di cogliere.

Non sappiamo quanto un lavoro di questo stampo possa trovare in Italia il riscontro di un pubblico sempre più voglioso di apparenza che di sostanza. In questo caso, come avrebbero detto i C.S.I, in Respira possiamo trovare forma e sostanza. Meglio di così non si può chiedere.

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Francesco Brunale
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