Tricky: la recensione di Fall to Pieces

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Tricky

Fall to Pieces

(False Idols/!K7)

elettronica, trip-hop

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tricky-recensione-fall-to-pieces-album-2020Sente di essere tornato, Tricky. Sente di essere di nuovo uno dei migliori artisti britannici in circolazione. Si sente pronto a dedicarsi alla musica al 100%, come agli inizi della sua (ormai trentennale) carriera. È con questa consapevolezza che, dopo aver ancora una volta affrontato i suoi demoni, Adrian Thaws pubblica il suo quattordicesimo album in studio, sulla scia di un periodo caratterizzato da un’intensa attività creativa.

Fall to Pieces vede infatti la luce dopo l’uscita di Hell is round the corner (la sua biografia) e dell’EP 20/20. Registrato a Berlino sul finire del 2019, diventa un mezzo per elaborare un lutto (la perdita della figlia Mazy), per superare un periodo buio e per tornare a fare i conti con la realtà. Nonostante questo, è forse il lavoro più accessibile dell’artista di Bristol. Il suo nuovo approccio alla musica lo porta per la prima volta a cercare, pur sempre a modo suo, il consenso del pubblico, una comune comprensione che in passato è mancata.

Ecco perché, tra questi pezzi diversi tra loro, stilisticamente parlando, troviamo Fall please e I’m in the doorway, quello che di più vicino alla musica pop sentiremo mai da Tricky. Niente di smaccatamente mainstream o commerciale, però; i suoni vengono arrangiati e manipolati come da copione, regalandoci – insieme alle parole – un’interpretazione fuorviante della realtà.

Adrian sussurra tutto il suo dolore su un loop dal fumoso sapore jazz in Hate this pain, greve e dark come Like a stone. Trasforma un intro industrial in un pezzo soul (Chills me to the bone). Ci porta sempre più in profondità, accompagnati dall’eterea voce di Marta Zlakowska, quella componente femminile che nei dischi di Tricky non può mai mancare.

Fall to Pieces spiazza con questa serie di tracce brevi, con finali inattesi e che addirittura proseguono in quella successiva senza nemmeno accorgersene.

Non si ha quasi il tempo di gustare una melodia che questa è già andata per fare spazio a una diversa.

Una fruizione solo apparentemente mordi e fuggi, che però è in perfetta linea con il sentire contemporaneo.

La visione di un artista il cui nome è stato sinonimo di trip-hop a partire dagli anni ’90 e che a tutt’oggi riesce a portare avanti il proprio concetto di musica trasformandolo in virtù degli eventi e dell’evolversi del tempo. Perché c’è sempre un motivo per combattere.

Ascolta Fall to Pieces su BandCamp

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