The Pop Group: Citizen Zombie

Mark Stewart e soci si adeguano alle sonorità moderne con Citizen Zombie, la nuova uscita del Pop Group dopo 35 anni di silenzio discografico

The Pop Group

Citizen Zombie

(Freaks R Us)

art-rock, funk

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recensione-The Pop Group- Citizen ZombieCitizen Zombie segna il ritorno del Pop Group, band new wave culto della fine degli anni ’70 che nei sue due capolavori (Y e For How Much Longer Do We Tolerate Mass Murder?) offriva una peculiare miscela di free jazz, funk e dub, accorpati in un’ottica avanguardistica ma condotti attraverso un’esecuzione barbara e primitiva.

Già nel 2010 il gruppo di Bristol si era riunito per un tour e un album che doveva chiamarsi The Alternate ma che non venne mai alla luce. Dei cinque membri originari ne sono rimasti tre (Mark Stewart alla voce, Gareth Sager alla chitarra e sassofono, e Bruce Smith alla batteria), rimpiazzando il bassista Simon Underwood con Dan Catsis. Della formazione che ha dato alla luce Y, non fa più parte nemmeno il chitarrista John Waddington.

Rispetto al sound del passato, Citizen Zombie elimina di fatto l’elemento primordiale sostituendolo con un uso massiccio di stratificazioni elettroniche, adattando la musica al nostro tempo. Le tracce sono ossessive, i ritmi solidi, e c’e un uso calcolato delle dissonanze. C’e meno anarchia e più attenzione alla struttura, più elettronica e meno violenza.

Attraverso le voci filtrate, i giochi elettronici e i toni ora claustrofobici ora paranoici di Citizen Zombie si può capire quello che sarà il leitmotiv dell’album. La disturbante Swadow Child, il riff minaccioso di The Immaculate Deception (con cori ripetitivi) e la base allucinata alla Suicide di Nations continuano la linea.

C’e però spazio anche per brani dai toni meno impegnativi, come le due frizzanti tracce disco-funk di Mad Truth e S.O.P.H.I.A. La trascinante Nowhere Child si configura come una delle canzoni più riuscite, con la sua melodia spaziale che è accompagnata da feedback e distorsioni.

Il ritmo da ballo si impadronisce di Age Of Miracles, un funk bilanciato dall’uso del pianoforte che fa da contraltare alle situazioni più movimentate. La suggestiva ballata Echelon, tra horror e fantasy chiude degnamente il disco.

Citizen Zombie è il ritorno di un gruppo che non ha la pretesa di inventare nulla di nuovo, ma che comunque si mantiene su livelli decenti con questo prodotto genuino. Tante sono infatti le diverse soluzioni sonore adottate, che rendono questo lavoro del Pop Group ascoltabile dalla prima all’ultima traccia.

 

 

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Alessio Morrone
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