The Marigold: Let The Sun EP

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The Marigold

Let The Sun EP

(Cd, DeAmbula Records)

dark-wave, post-rock, shoegaze

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[youtube id=”AG1v3ks-BDU” width=”620″ height=”360″]

Li avevamo lasciati nel 2009, anno del loro terzo cd intitolato Tajga. I Marigold, il gruppo guidato da Marco Campitelli ha deciso di ristampare quell’album (peraltro prodotto da Amaury Cambuzat degli Ulan Bator) con l’aggiunta di un nuovo EP: Let The Sun.

L’EP è composto da un brano inedito, Let The Sun, nato dalla collaborazione con Alessandra Gismondi (Pitch) e da tre brani registrati dal vivo, che rappresentano i picchi emotivi della dimensione live della band.

In Let The Sun una voce allucinata (quasi sussurrata) si adagia senza peso su un tappeto di chitarre shoegaze: le chitarre in stile My Bloody Valentine si sposano a meraviglia con l’atmosfera dreamy generale (qui entriamo nel campo degli Slowdive). La seconda voce di Alessandra scorta fino alla fine quella di Marco: rumore e melodia sono così ben amalgamati che i 6 minuti e 40 del pezzo sembrano volare.

Degrees è il primo dei tre brani live: proviene (come il successivo) dall’album Tajga. Pochi rintocchi di chitarra, sotto effetto del delay, si perdono nel vuoto. La voce è sofferente, e proviene da un sogno a tinte cupe. A metà brano la batteria introduce la chitarra deflagrante in stile post-rock che squarcia la tranquillità iniziale.

Exemple De Violence inizia con riverberi di chitarra. Il cantato in francese esprime tensione, come se qualcosa dovesse esplodere da un momento all’altro. Chitarra e batteria creano un suono tenebroso e allo stesso tempo avvolgente, come una nebbia nell’oscurità.

La conclusiva Erotomania (dall’album omonimo) è da brividi: le dissonanze alla Sonic Youth sfociano in un tappeto psichedelico, con tanto di drumming incalzante e basso dark. E’ una cavalcata nelle tenebre che dà tregua solo negli ultimi minuti, quando la batteria rallenta in favore di un’atmosfera opprimente.

Con Let The Sun si arriva a due conclusioni: la prima è che i Marigold sono uno dei gruppi più interessanti del panorama underground italiano, e la seconda è che la loro dimensione ideale è il live. Le loro esibizioni dal vivo sono altamente emotive: tensione, rabbia e sofferenza sono il loro letale mix.


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