Social Distortion: Hard Times and Nursery Rhymes

Dopo sette anni Mike Ness e soci ritornano sulle scene con Hard Times and Nursery Rhymes per ricordarci che i Social Distortion sono più vivi che mai

Social Distortion

Hard Times and Nursuery Rhymes

(Cd, Epitaph)

cowpunk

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Hard Times And Nursery RhymesCosa hanno in comune band come Rancid, Pennywise, The Offspring e Sum 41? Questi gruppi sono stati tutti, più o meno esplicitamente, influenzati dalla musica dell’inossidabile Mike Ness, frontman dei Social Distortion da 33 anni. Tre decadi di eccessi, scandali e cambiamenti di rotta, ma  Ness e soci sembrano ben intenzionati a non abbandonare le scene.

Per chi non li conoscesse, i Social Distortion sono stati la più influente band nel punk revival degli anni 80. Poco dopo l’uscita dell’album di debutto Mommy’s Little Monster nel 1983 si scioglie a causa dei problemi di Mike Ness con la droga. Il gruppo si riforma tre anni dopo, accostando al punk di gruppi come Ramones e Clash sonorità country e western arrivando a coniare un nuovo genere, il cosiddetto cow punk. Come lo stesso Mike Ness ha dichiarato, la sua ammirazione per Johnny Cash ed i Rolling Stones ha influenzato i lavori successivi, allontanandosi gradualmente dal suono distintivo delle origini. I Social Distortion tornano dopo sette anni dall’ultimo album d’inediti con Hard Times and Nursery Rhymes, in cui il cowpunk ed il rockabilly si fondono con le sonorità del classic rock americano anni 60 e 70.

L’album si apre con la strumentale Zombie Road, in cui la chitarra e la batteria intessono un ritmo degno della colonna sonora di un western pulp di Tarantino. L’album passa dal blues di California (Hustle and Flow) al punk-rock delle origini con Gimme the Sweet and the Lowdown e Far Side of Nowhere. Particolarmente interessante l’incontro di blues e punk in Machine Gun Blues e nella chiassosa Alone and Forsaken, in cui la chitarra ruvida e veloce contrasta la voce di Ness ed il coro in sottofondo.  Non mancano le ballad come Bakersfield e Writing on the Wall, dai testi più intimi e meno improntati sul piano sociale. In esse Ness si affida all’accompagnamento della chitarra, che si rivela inevitabilmente graffiante e potente.

L’album risente dunque tanto dell’influenza di Johnny Cash tanto dell’eredità della scena punk newyorkese degli anni 70. Nonostante non si aggiunga nulla di nuovo alla musica dei Social Distortion, l’album rimane una testimonianza di come dopo così tanto tempo la band rimanga sulle scene inossidabile, rude e coerente. Non sarà una motivazione valida a consacrare Hard Times and Nursery Rhymes come indimenticabile, ma lo rende comunque degno di essere ascoltato dagli amanti del genere e non solo.

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Fabiana Giovanetti
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