Scimmiasaki: Trionfo

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Scimmiasaki

Trionfo

Vina Records

indie rock, pop

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scimmiasaki-recensione-trionfoLe scimmie saki sono delle goffe scimmie monogame brasiliane dalla faccia bianca e brutta, che dormono sempre sullo stesso albero.

Il perché della scelta di questo nome? “Semplicemente, suonava bene”, come dichiarato dai componenti della band.

A tre anni di distanza dal precedente lavoro, gli Scimmiasaki tornano sulla Giostra con il nuovo album Trionfo: il canestro da tre punti dei quattro cestisti saki.

Dal Collasso al Trionfo: un rock elettrico (sin troppo riconducibile a quello dei Fast Animals and Slow Kids e Blink 182) composto da dieci tracce fresche, rumorose, melodiche, arpeggiate, riflessive, scanzonate e sostenute da un drumming passionale e robusto.

I quattro saki, divisi tra il tartufo scorzone umbro e la sambuca del viterbese, vogliono raccontare, attraverso le proprie esperienze personali, la condizione umana in questo periodo di malessere e trascuratezza generale, servendosi di contenuti socialmente attuali, fruibili ed ironici.

La titletrack e Tutto Bene si proiettano tra ipotetiche vie di fuga (come ad esempio la musica…) e slanci positivi, ma senza mai perdere di vista la decadenza di una società sempre più frenetica, individualista, immobile e qualunquista.

Tutto bene: quanti segreti e sofferenza nascondiamo dietro questa frase di uso comune. Come diceva John Lennon: “Andrà tutto bene. E se non andrà bene, non è la fine“.

La canzone Merda condanna, invece, la regressione etica dei nostri tempi, dove le persone si sono trasformate in patetici avatar e sono sempre più impegnate a lamentarsi dalle loro comfort zone, illudendosi di lavarsi la coscienza attraverso gli oramai imprescindibili ed effimeri social network.

Come si fa a sopravvivere in questa palude mediatica? La soluzione più semplice sarebbe conformarsi, ma non è questo il messaggio tra i Denti degli Scimmiasaki, i quali scandiscono il proprio rifiuto ripetendo all’infinito Non credo proprio mi adatterò.

Però, a questo punto la domanda sorge spontanea (per citare la famosa frase di Antonio Lubrano): è ancora possibile essere felici nel nostro Castello?

La risposta arriva proprio con Vorrei, la traccia finale del disco: Vorrei ci fosse un posto che fa tornare la felicità.

Del resto, chi non lo vorrebbe. Purtoppo, quel posto non esiste nella realtà, un pò come per L’isola che non c’è di Bennato, ma esiste solamente dentro ognuno di noi.

Come diceva il profeta Quelo: “La risposta è dentro di te”.

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