Paradise Lost: Lost In Time

Tredici brani per tredici album spalmati su ventidue anni: tempo di bilanci per i Paradise Lost, che con Lost in Time danno uno spaccato essenziale e intenso della loro opera

Paradise Lost

Lost In Time

(Cd, Century Media Records)

gothic metal

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Lost In TimeA fronte di una carriera ventennale, non poteva mancare anche per gli inglesi Paradise Lost un album antologico a ripercorrere le tappe principali del loro percorso: Lost In Time distilla infatti quello che la band considera il meglio di se stessa.

La tracklist è geometrica e implacabile, un brano per album (tredici in tutto, dunque), in ordine strettamente cronologico. Dalla forza oscura e brutale dei primi anni ’90, all’aggiunta di strati diversi e imprevedibili e alle strade sperimentate nel corso degli anni 2000, concludendo con l’ultimo, recentissimo, Tragic Idol.

La lettura che ritorna all’ascoltatore è essenziale e a tutto tondo, e oltre al documento ‘storiografico’, l’album ha anche una fisionomia fluida e autonoma, getta in paludi appiccicose e nere, che si attraversano con il cuore gonfio di paura di non riuscire mai più a uscirne, e a sorpresa eleva ad altezze siderali, lasciando fluttuare dolcemente dopo la violenza dello slancio iniziale. Gli estremi così come i toni intermedi sono parimenti contenuti nell’album, dal growl brutale e feroce degli esordi rappresentati da Our Saviour (1990) e Eternal (1991) si arriva dopo lungo cammino alle melodie più morbide e orecchiabili, che quasi sconcertano, di Nothing Sacred (1999), per poi saltare di decennio e arrivare alle chitarre affilate del quasi-dolce Mouth.

Quasi dieci anni separano i contrasti drammatici di As I Die (1993)  dagli effetti elettronici ossessivi di Erased (2002).

Se le distorsioni aspre di Eternal sono una discesa in oscuri sotterranei infernali, in Forever After (2005) si riflettono le luci della città, si esce pienamente in superficie con un brano orecchiabile e dotato di un senso di pace di fondo che distende. Toni neri e malinconici sono declinati in toni magniloquenti in True Belief (1993) e più sottili e sussurrati, solo qualche anno dopo, in Say Just Words. La conclusione è affidata alla drammatica title-track di Faith Divides Us – Death Unites Us (2009) e in ultimo agli accenti decisi e classici di Honesty In Death (2012).

Compatto e multiforme insieme, Lost In Time tenta di dare un quadro – che per ovvie ragioni non potrà essere completo, ma almeno ‘scientificamente’ rappresentativo – della lunga carriera dei Paradise Lost.

Tour nordamericano a settembre, in ottobre la band sarà invece di nuovo in Europa, con ben due date italiane, a Milano e Roma, rispettivamente l’8 e il 9.

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Miranda Saccaro
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