Negrita: recensione di Canzoni per Anni Spietati

Un album specchio dei tempi dove i Negrita gliela cantano a chi ha il potere di cambiare il mondo e preferisce invece alimentare la guerra. Omaggio a Dylan, cover di De Gregori, sempre tutto all’insegna di un rock d’autore.

Negrita

Canzoni per Anni Spietati

(Universal)

rock


7 lunghi anni sono passati da Desert Yacht Club, mai stati i Negrita così tanto senza pubblicare un album. Un’assenza discografica che ha pesato parecchio per i fan, ma che ora si godono queste Canzoni Per Anni Spietati. Pau, Drigo e Mac presentano otto brani inediti e una cover, con strofe e ritornelli melodici che mantengono il loro riconoscibile rock italiano, con una deviazione verso un tono cupo dato il tema trattato.

Canzoni Per Anni Spietati spara una feroce invettiva contro gli sciacalli della politica e i guerrafondai, a cui Pau e soci mostrano tutto il loro sdegno.

La prima parte di Nel Blu accusa questi criminali di aver “fatto bene i conti… che arricchirvi con la guerra qui è tutt’altro che un reato”. La canzone critica i TG e l’informazione pilotata, le censure, le dichiarazioni di facciata mostrate al popolo, imputando i politici di non farsi scrupoli a mandare in guerra “i figli vostri a crepare alla frontiera”. I Negrita esordirono gli anni successivi alla Guerra del Golfo e i conflitti nei Balcani, ora vedono lo spettro della guerra in Ucraina e in Palestina, lasciandoli disgustati al punto di augurare “che Dio vi maledica e vi metta in una bara… E noi saremo lì presenti, sorridenti a controllare che davvero siate morti e non possiate ritornare più”. Schiaffoni subito belli tosti su questo bel pezzo rock che vorrei non sparisse mai dalle loro scalette.

Non Esistono Innocenti Amico Mio inizia con un pianoforte adagio, inusuale per la loro discografia: “uomini affamati, bambini massacrati con intorno gente armata e le risate”. I testi raccontano di una realtà fatta di divisioni sociali, di figure di riferimento non più credibili, di una disillusione verso il cambiamento e l’assenza di vere prese di posizione a causa della passività della gente comune, probabilmente arresa e agiata nel proprio spazio personale. Questo è quindi un album concentrato sulle miserie di questi anni, dove con orgoglio si ammette che Noi Siamo Gli Altri, ovvero quelli che riescono a distinguersi da chi va dietro alle tifoserie del momento, quelli fuori dal coro, quelli in attesa di rivoluzioni che non vedranno mai.

Diciamolo: i Negrita lanciano un messaggio forte e chiaro che probabilmente rimarrà inascoltato da “quelli là”, se pensiamo che 25 anni fa venne pubblicato Il Mio Nome è Mai Più da un trio di artisti famosissimi e non è cambiato nulla. Dal Cambio di mentalità che i Negrita prospettavano al loro esordio discografico c’è ora la disillusione del mutamento e con amarezza constatano oggi il menefreghismo imperante di chi governa questo mondo.

E poi, che di mestiere fanno i musicisti, Pau Drigo e Cesare/Mac ce l’hanno con la musica attuale. In Dov’è Che Abbiamo Sbagliato i Negrita stornellano con cordoglio di aver scritto canzoni alle nuove generazioni, canzoni di sostegno sociale, canzoni di dissenso, di rispetto per il prossimo, di lotta per la libertà, certo anche canzoni che parlano di amore, ereditando la tradizione cantautorale italiana “di quando addirittura scoprivi il tuo Dio magari in una canzone”. Un tempo fare musica era una religione, era arte, era una cosa seria, oggi non si riconoscono nelle produzioni musicali attuali dove “Qui vedo solo intrattenimento”. Questo è un altro brano che musicalmente trovo trascinante per via del sound robusto e diretto.

A calcare la mano c’è la cover di Viva L’Italia di Francesco De Gregori, che nonostante questo sguardo verso il declino che scorre per tutto il disco, vuole invece incoraggiare di speranza gli ascoltatori attraverso i versi del Principe, dedicando questa canzone alla bellezza del nostro Paese, alle persone che la fanno grande con la loro allegria, il duro lavoro, l’intensità delle emozioni, gente vera che fa da contrasto al marciume politico. E poi i tre aretini in Ama o Lascia Stare dichiarano che andare avanti con il risentimento, vedere sempre tutto o bianco o nero e non riuscire a perdonare non porta a nulla: “non serve più a niente alzarsi ogni mattina se entro sera questo odio non si fermerà. Ama o lascia stare se non fa per te, gente che sa odiare quella già ce n’è”.

Quando sento dire che c’è un ritorno al passato mi aspetto sempre un disco potente, pieno di chitarre che la fanno da padrone e con testi secchi e incisivi, scavando nella genesi dell’esordio dirompente di una band. Ma sono così distanti i Negrita di oggi da quelli del 1994? Certo il primo album era una furia di bei riffoni alla Rolling Stones targato Arezzo, il secondo un Ep un gioiello inaspettato, i successivi tre album hanno reso la band molto popolare e hanno mantenuto lo status anche quando sono volati in Sudamerica inserendo negli arrangiamenti le sonorità di quelle parti, cambiando il sound, sperimentando, mettendoci molta più allegria, serenità. Ma anche se sono passati da un rock energico e diretto ad una stesura musicale fatta di diverse sfumature e sperimentazioni, la loro narrazione da ribelle e giovanile è passata ad una più riflessiva e sempre socialmente impegnata.

Non è arrendevolezza ma necessità di non farsi consumare da negatività, invidie, rancori e ostilità. Ci sono le lotte contro un nemico comune, e poi c’è anche quel momento in cui è necessario lasciarsi abbandonare alla nostra vita personale. “Sto ballando un po’ stonato su sto mondo avvelenato, sono tempi per mediocri, la festa degli idioti”. I Negrita augurano Buona Fortuna a chi gli sta attorno, un brano leggero e dai ritmi incantati grazie a Drigo che disegna arpeggi trasognati, dove si spiega che è possibile sperare in qualcosa di meglio grazie all’appoggio di un’altra presenza nella nostra vita che sia importante e risanante.

Drigo e Mac suonano un brano folk-rock leggero ed acustico in Song To Dylan mentre Pau canta un testo intimo dove confida al famoso cantautore americano la necessità di rivoluzioni determinanti, dedicando un pensiero anche a John Lennon, Bob Marley e a Jimi Hendrix. E’ un omaggio a quella cultura musicale americana piena di poetica, ribellione e contestazione sociale che la band di Arezzo ha fatto propria trasmettendola nei propri dischi.

Se musicalmente non spingono sull’acceleratore, Canzoni per Anni Spietati arriva in un momento molto sentito e nonostante i lenzuoli di “andrà tutto bene” Drigo nel finale del disco canta Non Si Può Fermare, scritta durante il Covid, inno all’attesa della ripresa della vita e dell’estate con l’invito a riempire le piazze con un bicchiere in mano. “Scendete in strada, poeti. Tornate a farci sognare. Il mondo è vostro, il mondo deve cambiare”.

Sito web: www.negrita.com

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