Marco Bugatti: Romantico

Come si scrive un compendio di tutta la musica che hai ascoltato da quando eri ragazzino ad oggi? Marco Bugatti ce lo spiega in Romantico, il suo esordio solista dopo i Grenouille

Marco Bugatti

Romantico

(Autoproduzione)

canzone d’autore, indie, rock


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Marco Bugatti_romanticoRomantico è il primo disco solista di Marco Bugatti, voce e chitarra della band Grenuille, che in questa prova da spazio a tutte le sue incarnazioni musicali. Nei sette brani che compongono il lavoro si parte dalle ballate indie-autorali tipicamente italiche della title-track, con quel piglio hipster al punto da farla sembrare un jingle perfetto per una pubblicità dei biscotti da prima colazione; e forse non è un caso se la reprise in coda al pezzo calca la mano proprio sull’orecchiabilissimo strumentale.

Mercoledì è un rock-blues acustico intarsiato da armonica a bocca e fingerpicking virtuoso, mentre Io Sto Da Piero ricalca le sonorità anni novanta al punto da ricordare vagamente gli Smashing Pumpkins di prima di Mellon Collie.

Vero torna su territorio italiano ricalcando certi downtempo à là Agnelli per poi allargarsi al pop più classico, poi Che Lavoro Fa Diana riparte dai ’90 ma si sposta verso direzioni più hardcore e accelerate nelle quali riecheggiano Capovilla ed i suoi compagni di Teatro.

Alice conferma la costruzione di una scaletta progettata sull’alternanza di episodi acustici ed elettrici e sembra il brano più a fuoco del lotto. Probabilmente è perché nella composizione e nell’arrangiamento Marco Bugatti sembra aver messo finalmente da parte riferimenti e influenze più o meno marcate, per abbandonarsi ad una scrittura personale e libera da cliché.

La Fabbrica chiude il set sulle note di un folk-blues acustico che risente della scuola genovese quasi fosse un brano firmato Bubbola-DeAndrè, odora di battaglie sociali demodé, colora tutto di giornali ingialliti e non dispiace per nulla.

Ché poi Marco Bugatti è bravo davvero e nessuno lo può minimamente mettere in dubbio. Sembra perfettamente a suo agio nel ricreare le atmosfere più disparate all’interno dell’album. Tutto quello che, probabilmente, lo ha influenzato musicalmente nel corso della sua vita sembra aver deciso di inserirlo e citarlo nel suo esordio con una cura ed una delicatezza niente male.

È solo che l’unità del progetto si scioglie dentro alla moltitudine di stili al punto da non permettere all’ascoltatore distratto di riuscire ad inquadrare fino in fondo l’autore. Marco Bugatti sembra quasi aver condensato una carriera, con tutto lo spettro di ispirazioni che ha abbracciato, all’interno di sette brani.

E se i brani più riusciti sembrano essere proprio quelli più personali, intimi, meno legati al passato, forse è perché il suo volto oggi è quello nuovo del cantautore controcorrente ed è l’aspetto della sua produzione che convince e colpisce di più. Avanti così, dunque!

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Antonio Serra
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