Lush Rimbaud: The Sound Of The Vanishing Era

The Sound Of The Vanishing Era scarica una botta adrenalinica di generi e idee tanto perfettamente a fuoco quanto devastanti

Lush Rimbaud

The Sound Of The Vanishing Era

(Cd, From Scratch Records)

post-punk, psych, kraut, hardcore

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recensione-lush-rimbaud-the-sound-of-the-vanishing-eraI Lush Rimbaud, dalle Marche con furore. In trentacinque minuti The Sound Of The Vanishing Era scarica una botta adrenalinica di generi e idee che va ben al di là del filone nu-rave, a cui troppo spesso vengono accostati.

Ispirati liricamente all’anarchico Errico Malatesta, ritmicamente ipnotici ed ossessivi, sono influenzati tanto dal post-punk che da derive kraute, non fuggendo da tentazioni hardcore.

Essenziali, lucidi, aggressivi, proviamo ad azzardare nomi di band d’oltre oceano per darvi meglio delle coordinate sonore: Battles, Jesus Lizard, Oneida. Le chitarre dei Lush Rimbaud cercano di farsi largo a suon di distorsori tra synth e ritmi che reclamano – e spesso ottengono – il primo piano.

Un disco perfettamente a fuoco, che non sembra italiano (è un complimento) e neppure troppo derivativo da suoni e tessiture anglo-americane.

I Lush Romabud, peccato perderserli.

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Massimo Garofalo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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