Le Pietre dei Giganti
Abissi
(Overdub Recordings)
alternative rock, stoner
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Questa band fiorentina Le Pietre dei Giganti è nata solo da qualche anno e Abissi è dunque il loro primo album. La loro direzione è dettata da sonorità ruvide e distorte, quel sound rumoroso e penetrante con stacchi vibranti e momenti di quiete disturbati da un ampli che frigge, come dice il mio amico e collega Andrea Musumeci che già mi aveva parlato bene di loro.
Questo è il menù dei 9 brani del debutto de Le Pietre dei Giganti, quattro musicisti con tre strumenti essenziali, chitarra, basso e batteria, l’essenza del rock alternativo scritto tramite racconti esistenziali in italiano.
Molto spinti in alcuni componimenti come l’opener Vuoto e DMA, con ritmi forsennati che sanno trascinare il pubblico sotto il palco, e delicati su Mattine Grigie e Greta quando i brani vengono coccolati dal noise delle chitarre, Le Pietre sanno come muovere questi loro primi passi da Gigante facendo percepire la sostanza di cui è ferocemente composto questo lavoro fin dalle prime note. Sui brani meno riottosi i chitarroni saturi di distorsione creano mete sonore su ritmi tortuosi e voci biascicate mentre si attende di farsi sparare in endovena il ruggito delle seicorde di questo quartetto toscano.
La matrice stoner impera negli altri pezzi del disco come La Lente dell’Odio, quello che mi perplime è il soffocato lirismo che adombra i testi, bene invece quando il cantato s’inalbera nelle sue sponde più intime e malinconiche. La band è da apprezzare perché si adopera nello studio radicale del suono e non si abbandona alle melodie scontate, ma sceglie un taglio più teso, non solenne, ma corrosivo.
Le tematiche de Le Pietre dei Giganti sfondano l’animo giovanile del nostro tempo, senza lanciarsi in lamentele o ad addossare le colpe agli altri per la situazione in cui si è costretti a vivere. Abissi è un’analisi interiore del proprio tormento, e le chitarre ombrose fanno la loro parte avvolgendo questa loro barca che combatte tra le onde, consapevoli di un possibile naufragio.
In definitiva stiamo parlando di un lavoro ben riuscito, quello di una band che dimostra di essere capace di girare attorno alle proprie influenze musicali, dando vita ad una produzione ben suonata e con una propria personalità. Non sono più gli anni in cui c’era la possibilità di abbracciare un pubblico più vasto con queste sonorità, qui si combatte per ogni singolo palco, ovvero zattere su cui sopravvive ormai questo genere musicale andato alla deriva, ma tenuto vivo da produzioni come questa.
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