Le Furie: Il futuro è nella testa

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Le Furie

Il futuro è nella testa

(Gelsomina/Audioglobe)

alt-rock, rock

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LE FURIE - IL FUTURO E’ NELLA TESTAIl secondo full length della band fiorentina Le Furie è intitolato Il futuro è nella testa. Un disco rock, senza traccia di quell’elettronica che sembra ormai contaminare tutte le uscite più cool del panorama mondiale, cantato in italiano, che racconta storie contemporanee di vita vissuta. Come dite? Niente di nuovo? Forse…. o forse no.

L’alt/indie rock, o semplicemente rock, decidete voi come meglio credete, di Le Furie ha ben appreso la lezione di gruppi più ‘anziani’ come Tre allegri ragazzi morti e Ministri (non a caso, quest’ultimo lavoro in studio è stato prodotto da Davide Autelitano), ma trovo il loro songwriting molto personale, reale e vissuto, coerente con una condizione sentita che permette loro di far arrivare la propria musica con la stessa immediatezza e sincerità.

Il futuro è nella testa porta avanti tre tematiche principali, sviscerate da diverse angolazioni: le nuove generazioni (o meglio, quella di chi scrive), assuefatte da programmi di cucina e serie TV (Cucine finte e telefilm), prede di artisti mordi e fuggi, troppo impegnati a ottenere milioni di visualizzazioni per far evolvere la propria forma espressiva (Artisti da fast food), ma ancora in grado di ridere della propria condizione di schiavi delle chat di Facebook e sufficientemente lucidi da riconoscere le proprie colpe in tutto ciò (Siamo messi male). L’amore, quello semplice, fatto di qualche rinuncia (Il mare), quello acerbo delle prime piacevoli e spaventose scoperte (Caterina), quello per sé stessi e per le piccole cose, da cercare con cura (Questo nostro continente e Confido in te). E infine il tempo, quello che potremmo non avere più (Se non avessimo più tempo), quello che ci sforziamo di delineare nella nostra testa, quello che non possiamo far altro che vivere appieno (Il futuro è nella testa).

Apparentemente, Le Furie mettono tanta carne al fuoco, ma in realtà danno all’intero lavoro un andamento molto fluido e omogeneo, perché sanno muoversi bene tra le loro parole (dosandone il peso) e il loro rock, fatto di esplosioni di chitarre e linee di basso potenti. E a questo punto poco importa se ascoltandoli verrà spontaneo associarli a qualche altro nome del panorama nostrano: in Italia il rock ha bisogno di alfieri e di giovani band che abbiano voglia di tenerne alto il vessillo.

 

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